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Racconti di sport
Racconto di Dino Buzzati
Lo strano campione

Olimpiadi di Roma. Fanfare, folla, eccitazione. Ho cinquant'anni. Eppure mi sento maledettamente in forma!
Adesso, cosa c'è? - chiedo al mio amico, membro del Comitato olimpico.
I cento metri.
E noi italiani?
Re', è tanto se possiamo sperare un piazzamento in batteria.
Quando cominciano?
Tra poco.
Dimmi, gli spogliatoi degli atleti dove sono?
Quella porticina là. Ma tu...
Niente. Solo a dare un'occhiata.
Chissà come, mi lasciano passare.
Mi inoltro fra un coro di voci incomprensibili: inglese, turco, spagnolo.
Vado sicuro. Laggiù è la saletta dell'Italia. Entro. Mi guardano, ma non fanno storie.
Ci sono tante piccole cabine. Ne trovo una vuota e mi ci chiudo.
C'è appena'una maglietta azzurra, per terra due scarpette da podista.
Mi spoglio, infilo maglia e scarpe, esco.
C'è un tramestio, campanelli, rauchi richiami d'altoparlanti, grida «pronti per la
finale! ».
Non so in che modo, eccomi in pieno sole, nel cuore dello stadio, sulla pista, in mezzo a un mareggiare di bandiere.
Eccomi io coi capelli grigi, e afflitto da reumatismi articolari, alla linea dello start!. Odo alle mie spalle dei richiami, delle risate che si allargano, a ondate, su
per gli spalti. - E che cosa fa quel vecchio pazzo? Fermatelo! È una vergogna.
Non fanno in tempo. Mi chino con le mani a terra nella classica posizione di partenza. Il colpo di pistola si confonde con l'ululato di indignazione e scherno che prorompe dalla folla.
È un uragano d'urla, fischi e versi osce-

Via! Due invisibili mani, un vento, una catapulta, o qualcosa del genere mi scaraventano avanti. Misurando la follia di ciò che ho fatto, vorrei fermarmi. Fermarmi?
Nelle mie gambe sta accadendo una sorta di deflagrazione atomica.
Non ne ho più  due soltanto, ne ho quattro, otto, un centmaIo, scatenate.
Levriero? Cavallo puro sangue? Rondine? Freccia? Che cosa sono diventato?
Il vento della velocità mi toglie il fiato. Che importa? Dinanzi a me non c'è che il nastro del traguardo. lo passo, soprannaturale eroe, in una ultima divina falcata.
Altoparlanti che freneticamente sparano la notizia incredibile:
Primo, Dino Buzzati, Italia... in otto e nove decimi... nuovo record mondiale!
La bandiera, la corona d'alloro, le trombe, la testa che gira nella sublime vertigine del trionfo, mani che si tendono, mi toccano, mi palpano le gambe prodigiose, crepitio di flashes.
La gloria!
Bene: chi di voi non ha mai fatto questo sogno?

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