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Intervista a un allenatore
di Gianfranco Laurentis

Fabio Capello, dopo una brillantissima. carriera di calciatore, è diventato allenatore. Si occupa della squadra del Milan fino al 1996. Quindi un anno di Real Madrid, ancora un anno al Milan, un anno di pausa, e poi l'incarico di tecnico della Roma.
Da allenatore ha vinto 4 scudetti in Italia e uno in Spagna, 3 Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e una Coppa dei Campioni.
Quale importanza attribuisci ai settori giovanili?
Grandissima: hanno un ruolo che va al di là della semplice formazione sportiva.
I ragazzi imparano lì anche a vivere nel contesto sociale, a perdere e a vincere insieme, a lavorare in gruppo e del gruppo a sentire lo spirito.
Può esistere, naturalmente, il problema degli insegnanti che hanno
un compito molto difficile e devono essere in grado di andare oltre lo stretto aspetto sportivo
Quali insegnamenti bisogna dare ai giovanissimi che si avvicinano al calcio?
Devono prima di tutto capire l'importanza dello sport, ma anche le difficoltà cui vanno incontro.
E, forse, prima dei ragazzi lo devono capire i genitori: è assurdo che tutti siano convinti di avere un campione.
Quelli che arrivano al vertice sono pochi, ma lo sport resta una grande scuola.
C'è un'età giusta per avvicinarsi al calcio?
Direi, in linea di massima, gli 8/9 anni, offrendo ai ragazzi un approccio principalmente ludico che privilegi cioè l'aspetto del gioco in sé per sé, pur fornendo le prime basi tecniche e atletiche.
Ma per carità niente tattica con i ragazzini; avranno tempo per impararla.


Sulla base della tua esperienza internazionale, quali sono le eventuali differenze fra l'Italia e gli altri Paesi?
Non moltissime. Per quello ho potuto constatare personalmente in Spagna e
in Francia i programmi sono più o meno gli stessi, con uno sguardo particolare, lo
ribadisco, per l'aspetto giocoso e gioioso nella conoscenza del pallone.

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