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Racconto di Massimo Di Marco 
Il ragazzo dello skilift

«Gustavo, vieni giù!». Suo papà lo chiamava, in fondo allo skilift dello Stelvio, con le mani vicine alla bocca. E allora Gustavo raccoglieva i ganci dello skilift e li portava giù, per i «clienti», scivolando sulle gobbe della pista - senza i bastoncini, perché aveva le mani piene.
Poi tornava su subito per aiutare i «clienti» ad uscire dalle tracce dello skilift, soprattutto i maldestri; acchiappava i ganci, li metteva in fila e li contava: ognuno faceva cento lire.
Aveva dieci anni e quello era il suo lavoro, faceva il bambino dello skilift come gli altri bambini del posto che si abituavano presto ad aiutare in casa.
Otto anni dopo, i tecnici, i teorici, gli studiosi e gli scienziati dello sci, con stupore già esaminavano, le fotografie e i film di Gustavo Thoeni, la coordinazione dei suoi movimenti, la perfezione meccanica del suo modo di sciare, così preciso, economico, essenziale.
 L'albergo Bellavista è una grossa casa con due piani e gli abbaini abitabili, costruita proprio in mezzo al paese di Trafoi: un mucchietto di tetti e un campanile appesi su un fianco dello Stelvio, a quota 1500, sotto l'Ortler.
Il papà di Gustavo, Giorgio Thoeni, l'ha comperato, un mattone dopo l'altro, con i soldi messi da parte facendo il maestro di sci e con i proventi dello skilift che aveva allo Stelvio.
Poi, d'estate, arrivavano anche i villeggianti in cerca d'aria buona.
Si chiamava Giorgio anche il nonno di Gustavo.
Un pezzo d'uomo che spaccava la legna stringendo l'ascia con una sola mano.
Un giorno seppe che a Selva c'era un «matto» che scendeva dalle montagne con due assi sotto
i piedi. Andò a vedere e tornò due giorni dopo su a Trafoi, fino al suo maso, con in spalla quelle assi che si chiamavano sci.
E poi con l'ascia fabbricò un bel po' di quelle assi e le diede anche a Giorgio e a Carlo, i suoi figli, nati fra le cannonate della grande guerra.
Tutto il Trafoi cominciò a sciare. Carlo e Giorgio Thoeni salivano a piedi al passo dello Stelvio e scendevano fino a Bormio e poi tornavano a casa con lo stesso sistema.
Quando Gustavo compì quattro anni, papà Giorgio gli regalò il suo primo paio di sci.
Da quella volta, tutti gli anni, quando era la sua festa o a Natale, Gustavo ricevette in regalo un paio di sci. Il papà di Gustavo, alto, secco, i capelli grigi, accompagnava lui Gustavo a vedere le gare di suo cugino Rolando. «Papà, e io?». «Tu hai tempo, comincia a guardare come si fa».

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