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Racconti di calcio
Dal punto di vista del pallone
di Marcello Argilli 

La prima volta era stato felicissimo nel vedere tutti quei ragazzi corrergli incontro, ansiosi di raggiungerlo.
Ma poi, appena lo avevano avuto a tiro, giù calcioni a non finire: di punta, dicollo, di tacco...
Ogni volta che veniva gettato nel grande rettangolo verde dello stadio, contro il povero pallone si scatenava una corri-da furibonda.
Ventidue ragazzi gli davano la caccia, scaraventandolo a pedate di qua e di là.
Invano il poveretto cercava di scappare dal campo: lo agguantavano subito e lo rigettavano dentro con le rimesse laterali, ansiosi di riprenderlo a pedate.
Una domenica, volando nell'aria di rigore, si accorse che un terzino lo guardava ansioso e preoccupato.
Il pallone si commosse e sperò d'aver incontrato un'anima sensibile. Infatti, invece di sferrargli il solito calcio in faccia, quel terzino coIpì un gesto inaspettato: anche se, forse per timidezza, cercò di farlo di nascosto.
Con la mano, svelto svelto, gli fece una carezza.
Il pallone provò un brivido di gioia. Ma la sua felicità durò appena un attimo.
L'arbitro, indignato, fischiò il rigore.
Era assolutamente proibito fargli carezze, dovevano prenderlo solo a calci!

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