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Racconto di Miriam Mafai 
Natale di guerra

Buon Natale
 
Natale del 1942

interruzione

È il terzo Natale di guerra!. Fa freddo. Nella maggioranza delle case, in città come in campagna, ci si scalda con le stufe. Carbone e legna si fanno sempre più rari.
Ci eravamo trasferiti a Temi. Mamma, quando poteva, mi faceva avere, da qualche paesano, un po' di pane e di uova. Per riscaldarci preparavo durante tutta l'estate delle palle di carta. Si metteva tutta la carta e la cartaccia in un mastello di legno con un po' d'acqua, poi si strizzava ben bene e se ne facevano delle palle. Bisognava lasciarle per un bel po' al sole perché diventassero dure, e poi d'inverno si bruciavano al posto della legna. Avevo scoperto che se ci mettevo dentro i noccioli delle pesche o delle prugne, un po' di aghi di pino o di polvere di carbone, le palle duravano di più, davano più calore e anche un p' di buon odore. Ci si doveva accontentare.
La cenere della stufa, ancora calda, si metteva in un recipiente di rame per scaldare il letto e le mani.
Faceva molto freddo. Forse sentivamo tanto freddo anche perché mangiavamo poco.
Avevamo le mani sempre piene di geloni.

 

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