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Lettera di Natale dal Lager
di Giovannino Guareschi

Mi ritirai dal consesso e mi accinsi a riempire di lettere piccole piccole le mie ventiquattro. righe. Scrissi col lapis, sopra la punteggiatura, come vogliono appunto le convenzioni internazionali che tutelano il diritto delle genti:
«Signora, robustizza pacco pentachilo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccarni lancorrèdo, sigartabacco e seccacastagne. Se però credi castagne ben cotte possano giovare al bambino, non inviarle. Non mi manca niente. Di una sola cosa ti prego: che la sera della Vigilia di Natale tu imbandisca la tavola nel modo più lieto possibile. Fa' schiodare la cassa delle stoviglie e quella della cristalleria; scegli la tovaglia migliore, quella nuovissima piena di ricami; accendi tutte le lampade. E prepara un grosso albero di Natale con tante candeline, e prepara con cura il Presepe vicino alla finestra, come l'anno scorso.
«Signora, io ho bisogno che tu faccia questo.
Il mio pensiero ogni notte varca il reticolato: lo so, ti riesce difficile figurarti il mio pensiero che varca il reticolato. Il pensiero è un soffio di niente e non ha volto: e allora figurati che io stesso, ogni notte, esca dal recinto. Figurati un Giovannino leggero come un sogno e trasparente come il vento delle serenissime e gelide notti invernali.
«lo, ogni notte, approfitto del sonno degli altri e mi affido all'aria e trasvolo rapido gli sconfinati silenzi di terre straniere e città sconosciute. Tutto è buio e triste sotto di me, e io affannosamente vado cercando luce e serenità (...).
«Signora, bisogna che, almeno la notte di Natale, il mio pensiero, fuggendo dal recinto, possa trovare un angolo tiepido e luminoso in cui sostare. Voglio tanta luce: voglio rivedere il vostro volto, voglio rivedere il' volto dell'antica serenità. Altrimenti che gusto c'è a fare il prigioniero?».
Qui ebbi la sensazione che le 24 righe stessero per finire, e mi interruppi...
(Diario clandestino, «La lettera», dalla conversazione «Natale
1943», Lager di Beniaminowo, 24 dicembre 1943.)

Doni di Natale nel Lager
...Allestimmo anche un grande albero di Natale, allora, e i regali erano scritti su cartellini. A me ne toccò uno con scritto sopra:
«1 chilogrammo di torrone». E ne fui felice, perché a me il torrone è sempre piaciuto moltissimo.
(Diario clandestino, «Cronaca preventiva», dalla conversazione
«Natale 1943», Lager di Beniaminowo, 24 dicembre 1943.)

I fiori del Bambino Gesù per i prigionieri
«25 dicembre. Regalo del Bambino Gesù: i reticolati sono coperti di candidi fiori di gelo. Dati i tempi ha fatto anche troppo.»
«Grande Diario», inedito, Lager di Beniaminowo  - 1943.)

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