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Racconto di Giovannino Guareschi
Scambio di poesie

...Ci ponemmo a tavola, io trovai le regolamentari  letterine sotto il piatto. Poi venne il momento solenne.
«Credo che Albertino debba dirti qualcosa» mi comunicò Margherita.
Albertino non fece neanche in tempo a cominciare i convenevoli di ogni bimbo timido: la Pasionaria era già ritta in piedi sulla sua sedia e già aveva attaccato decisamente:  «o Angeli del Cielo - che in queste notti sante - stendete d' oro un velo - sul popolo festante...».
Attaccò decisa, attaccò proditoriamente, biecamente, vilmente e recitò tutta d'un fiato la poesia di Albertino.
«È la mia!» singhiozzò l'infelice correndo a nascondersi nella camera da letto.
Margherita, che era rimasta sgomenta, si riscosse, si protese sulla tavola verso la Pasionaria e la guardò negli occhi.
«Caina!» urlò Margherita.
Ma la Pasionaria non si scompose e sostenne quello sguardo. E aveva solo quattro anni, ma c'erano in lei Lucrezia Borgia, la madre dei Gracchi, Mata Hari, George Sand, la Dubarry, il ratto delle Sabine e le sorelle Karamazoff.
Intanto Abele, dopo averci ripensato sopra, aveva cessato l'agitazione. Rientrò Albertino, fece l'inchino e declamò tutta la poesia che avrebbe dovuto imparare la Pasionaria.
Margherita allora si mise a piangere e disse che quei due bambini erano la sua consolazione.

(Lo zibaldino, «Fu a Natale, nel 1947».)

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