Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Racconti di Giovannino Guareschi
Racconto di Giovannino Guareschi
Mani, Prodigiose e benedette

Orgoglio di artigiano
Sono un bravo artigiano: non si rompe mai niente di quello che costruisco. Si rompe il marciapiede, invece, quando io, per dimostrare a mio padre che i suoi dubbi
sulla solidità di un certo sgabello da me costruito sono infondati, collaudo uno sgabello buttandolo giù da una finestra del primo piano.
Passerò diciannove mesi di guerra chiuso in orrendi campi di deportazione. Là non ci sarà niente eppure io, dopo un mese, mi sarò costruito una sedia. Quella sedia
sarà un miracolo, non solo perché creata dal niente, ma perché potrà servire allo stesso tempo da sedia e da scrittoio, da comodino e da banco di lavoro. Avrà tre gambe
soltanto ma sarà solida e stabile come se ne avesse sei.
(Candido 4, 1953.)

Gli omoni grossi sono fatti per le cose piccolissime

Peppone era meccanico e aveva mani grandi come badili e dita enormi che facevano fatica a piegarsi. Però, quando uno aveva un cronometro' da accomodare, bisognava che andasse da Peppone. Perché è così, e sono proprio gli omoni grossi che son fatti per le cose piccolissime. Filettava la carrozzeria delle macchine e i raggi
delle ruote del baroccio come uno del mestiere.
(Don Camillo, «Giallo e rosa».)

Chi comanda è l'uomo

Peppone stava domando una grossa sbarra di ferro che doveva diventare qualche pezzo complicato di un cancello e, ogni tanto, provava il martello sull'incudine e
l'incudine cantava.
A Peppone piaceva molto battere il ferro. Battere il ferro rende meno che trafficare attorno ai motori: però dà allegria.
Mettere a posto un motore di trattrice o d'automobile è come cercare l'errore che impedisce a un'operazione aritmetica di funzionare: l'uomo si mette al servizio
della logica inflessibile della macchina ed è una faccenda umiliante.
Cavar fuori a martellate qualcosa da una spranga di ferro è imporre la propria volontà alla materia. Metallo è quello di un motore e metallo è quello di un cancello: ma
nel primo caso chi comanda è il metallo, nel secondo chi comanda è l'uomo.
(Don Camillo e il suo gregge, «Due mani benedette».)

Le mani del fabbro e gli occhi del ragazzino

Peppone si addormentò che il cielo incominciava a schiarire e non pensava neppur lontanamente che fra qualche ora la gente, ritrovando la croce, avrebbe detto:
«Chi sa chi l'ha fatta! Deve essere stato un artista grosso di città perché qui anche Peppone, che è Peppone e sa il mestiere suo, non sarebbe capace di fare neppure metà di questi riccioli».
Perché, si capisce, nessuno poteva sapere che il figlio del Lolli aveva girato la ventola della fucina e i suoi occhi non si erano mai staccati un istante dalle mani del
fabbro.
E quando un bambino guarda cosl, guarda in quel modo li due mani di fabbro, quelle sono mani benedette.
(Don Camillo e il suo gregge, «Due mani benedette».