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ombrelli
Racconto di Achille Campanile
L'isola degli ombrelli

Un naufragio mi gettò nel paese degli ombrelli. Non sapevo che esistesse questo paese. È un'isola sconosciuta nel Pacifico. Avevo notato, è vero, uno strano fatto: a tutti, nella vita, è accaduto di perdere qualche ombrello. Non v'è chi non lamenti d'averne smarrito almeno uno.
Ma nessuno ne ha mai trovati. Dove vanno a finire le migliaia d'ombrelli che si perdono in tutto il mondo? Ecco una domanda che più volte
m'aveva lasciato pensoso, senza che riuscissi a trovarvi una risposta.
L'enigma mi fu chiarito quando il naufragio mi gettò in quest'isola: gli ombrelli perduti vanno a finire laggiù, dove vivono in completa libertà. Ne sono gli unici abitatori. Là piove sempre: d'estate come d'inverno, di primavera come di autunno; le giornate s'infilano una appresso all'altra, tutte eguali, grigie, monotone, tristi. Una pioggia che non si decide a finire cade continuamente sull'isola, lava le grandi foglie esotiche, tamburellandole, e le campànule pallide dai fiori strani, che
s'empiono d'acqua fino all'orlo, fino a che il vento non le fa traboccare.
I boschi odorano di terra bagnata e di ciclamini. Le staccionate sono fradicie. La cortina della pioggia s'avanza su per i prati, in un pigro vapore, bagna la ghiaia dei viali cosparsi di bianchi fiori d'acacia intatti, che il vento ha sfogliato; scende sui giardini, dove i crisantemi sono gonfi e pesanti di acqua, le siepi spinose stillano e i laghetti hanno la pelle d'oca. Tutto gronda, gocciola, cola. Di quando in quando il tuono spadroneggia sull'isola. Poi non s'ode che il crepitìo trito e sterminato del piovere incessantemente, sulla campagna deserta.
Che malinconia, che voglia di starsene a letto!
In quest'isola deserta vengono gli o'mbrelli perduti, e vi si trovano nel loro elemento naturale. S'aprono, all'alba, neri fiori. Se ne vedono dappertutto, avanzarsi di buon passo, scuri e lucenti; quando s'incontrano tra loro si fermano e fanno capannello l°; girano aperti e grondanti per i campi, salgono sui monti, passeggiano nei radi boschetti, lungo le rive dei fiumi, sulla spiaggia.
Tengono comizi nei prati; qualche volta si vede un ombrello da uomo che segue: un ombrellino da signora facendo il galante. Spesso si vedono girare insieme, un ombrello da uomo e un ombrello da donna, circondati da una nidiata di ombrellini piccoli piccoli. Nelle vie solitarie passano sotto gli alberi coppie di ombrelli, lentamente.
Il divertimento preferito degli ombrelli in quest'isola è seguire i funerali. Naturalmente, poiché l'isola è abitata soltanto da essi, funerali non ce ne sono mai.
Gli ombrelli s'illudono che ce ne siano e si divertono a seguirli. Si raccolgono in gruppi numerosi e s'avviano lenti, ballonzolando; qualcuno cerca di raggiungere sornionamente le prime file, altri fanno coppiette e seguono un poco appartati. Percorrono lunghi tratti in questa formazione. A un certo punto si fermano, uno degli ombrelli finge di fare il discorso e gli altri stanno immobili, sotto la pioggia, ad ascoltare, come una massa nera, compatta.
Poi si salutano e ognuno se ne va per i fatti suoi.

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