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Racconti

Racconto di Eric Malpass
Ti faccio una tazza di tè?

Un bambino spiritoso, giocherellone, riesce a mettere sottosopra una intera famiglia. E una domenica mattina, in cui tutti vorrebbero riposare un po' di più, ma evidentemente il piccolo Gaylord ha un gran bisogno di fare due chiacchiere e, pur di riuscirci, promette fumanti tazze di tè!

Alba, e un cielo di pappa d'avena fredda. Alcune placche di neve erano ancora li, umide, agli angoli del tetto.
Nella grande casa la famiglia era immersa nel letargo della domenica mattina, raggomitolata contro il gelo e il giorno in arrivo.
Ma Gaylord era immune dal freddo.
Il giovane Gaylord Pentecost era immune da quasi tutto.
Svegliatosi, si mise a saltare sul letto. Poi, stufo, si tirò su, attorno a una misura di vita inesistente, i pantaloni del pigiama, e si accinse a fare un giro per la casa tanto per incominciare.
Prima dal Nonno. Faceva scuro in quella camera. CosÌ tirò le tende.
Le tende erano montate con anelli d'ottone.
Tirate da una persona qualsiasi facevano un rumore di nacchere, tirate da Gaylord furono come dei tamponamenti a catena sull'autostrada.
Il Nonno non socchiuse neanche un occhio. «Perdio vai fuori di qua» disse.
Sotto le coltri Nonno era una piccola montagna rotonda.
Gaylord prese la rincorsa e atterrò sulla cima di quel monte. «lo sono un cavaliere», urlò. «E tu sei il mio destriero».
«Non sono affatto un destriero», disse Nonno. «Sto solo cercando un po' di riposo, che Dio mi aiuti».
Gaylord pose un dito esaminatore su un'anziana palpebra.
La spinse in su e rimase a guardare sovrappensiero l'accorato occhio giallo.
Mollò la presa, «Ti faccio 'una tazza di tè?». ;
«Se ci metti tanto, si» disse il Nonno.
Gaylord smontò dall'arcione. Farò in un attimo» disse tutto allegro.
«Non troppo in fretta, ti prégo» disse il Nonno.
Gaylord andò a trovare la prozia Marigold.. «Ti piacerebbe una tazza di tè?»
urlò dalla soglia della stanza.
Ma la zia Marigold, il cui apparecchio acustico era sul comodino accanto al letto, assieme agli occhiali e alla protesi dentaria, non si mosse d'un pelo, pensando che questa era una delle occasioni in cui la sua sordità cessava di essere un castigo 
divino e diventava una benedizione e un'oasi di pace.
Gaylord fece visita a zia Rose.
La faccia della zia, lunga e incavata, non era nient'altro e una macchia gialla sul cuscino immacolato.
Non espresse la minima gioia alla vista del nipotino. «Che leggi?» chiese Gaylord.
«Un libro».
«Che titolo ha?».
«Psicopatologia della vita quotidiana», disse la zia Rose.
«Ne sai di più adesso?» chiese con cattiveria.
Le parole del titolo rotolarono nel cervello di Gaylord come pezzi di carbone lungo lo scivolo della carbonaia.
E giacquero alla rinfusa sul fondo. Gaylord andò a sbirciare sopra una spalla di zia Rose. «Ce le ha le figure?».
«No» disse zia Rose.
«E di che parla?».
«Psicopatologia» disse zia Rose. «Della vita quotidiana», aggiunse dopo averci ben riflettuto.
Gaylord diede uno strattone alle coperte. «Posso infilarmi dentro?».
Zia Rose cambiò di colpo.
Si inarcò come un gatto in trappola.
Le sue labbra si tesero fino a mostrare i denti.
Afferrò il iibro come un ciclista in corsa senza freni giù per la collina.
«È la sola ora della giornata in cui posso rimanermene tranquilla al riparo da questa famiglia di matti, e tu mi chiedi di entrare nel letto.
Adesso te ne vai e mi lasci continuare con questo libro.
Che ne dici di andare a trovare Becky? Sarà felice di avere qualcuno nel letto, persino te». E rimase a fissare la pagina stampata, tremando Gaylord la guardò per un po' con un certo interesse.
Era già successo altre volte. Potevi startene lì a fare una normalissima conversazione con la zia Rose, e di colpo lei si raccoglieva su se stessa pronta a scattare.
Comunque andò ad arrampicarsi ai piedi del letto di ferro battuto.
Sembrava che non ci fosse proprio niente di interessante a restare.
«Ti piacerebbe una tazza di tè?» domandò.
La zia Rose non rispose. Gaylord pensò che era meglio andare a trovare la zia Becky. Zia Becky era tutta rosa e crema, e frizzante.
A Gaylord la zia Becky piaceva.
E aveva già deciso di sposarla quando sarebbe diventato grande.
Diede uno strappo di prova alle sue coperte. «Salta dentro», disse zia Becky.
E lui saltò. Zia Becky era calda e morbida, e odorava di buono.
Gaylord invece non era né caldo né morbido.
Era come avere una bella ranocchia a letto, pensò lei.
«Che hai fatto?» chiese.
«Sono andato a trovare zia Rose».
«E che faceva?».
«Leggeva» .
Zia Becky sembrò divertita. «E cosa?».
Gaylord ripassò il mucchietto di parole che aveva in testa. Psicolismo...
«Qualcosa sul ciclismo» si azzardò a dire.
«Buondio».
«E poi è diventata tuttà strana».
«Strana?».
«Tutta confusa. Non credo che mi volesse lì con lei».
«Povera Rose» disse Becky con pigra soddisfazione.
«Che cosa facevi tu?» le chiese.
«Sognavo».
«Che cosa?».
.«Uomini» disse la zià Bec}cy, stiracchiandosi con soddisfazione.
Gli sembrava una cosa sciocca da sognare. «La vorresti una tazza di tè?»
domandò. -
«Mi piacerébbe, si».
Gaylord arrancò fuori, diede un'altra tirata al suo pigiama, e andò verso la
  porta. «Fra neanche un attimo sono qui» disse.. E se ne andò a trovare la Momma
e Il Poppa.
Si insospettì a trovare la Moma a letto da .sola. «Momma, dov'è il Poppa?» chiese.
«In solaio», disse la Momma.
Gaylord arrivò fino alla pettiniera e ammucchiò le cose tutte da una parte.
«Perché il Poppa è in solaio, Momma?» chiese.
«Perché è un imbroglione spregevole e non andavamo d'accordo»
disse la Momma.
«E su che cosa non andavate d'accordo?» domandò Gaylord.
«Soldi» disse la Momma.
Gaylord trotterellò fino al solaio. Il Poppa giaceva nel suo lettuccio da campeggio, avvolto malamente nelle coperte militari come una mummia egiziana in disfacimento, e faceva disperatamente finta di dormire.
«Perché dormi in solaio, Poppa?» disse Gaylord.
«Non sto più dormendo adesso,» disse il Poppa. «Stavo dormendo, ma sono
stato bruscamente risvegliato».
I rimproveri indiretti erano una di quelle cose che scivolavano via senza
lasciare  traccia su Gaylord.
«Avrei dovuto pensarci che faceva freddo in solaio» disse.
«Eccome», fece il Poppa. «Un freddo da morire».
«La Momma sembrava così carina» disse Gaylord. «Ti piacerebbe una tazza
di tè?».
«Oh sì, ti prego», disse il Poppa. E toltò la faccia contro la parete.
Gaylord si accinse alla sua missione di beneficenza.
Giù in cucina aprì il rubinetto dell'acqua fredda al massimo e mise il dito nel bucò. L'acqua schizzò deliziosamente per tutta la cucina e lungo il suo pigiama.
Si guardò così fradicio, e automaticamente cancellò dalla lista dei tè la Momma. Stava sviluppando un sesto senso per le cose non gradite alla Momma.
In fondo la Momma non gli piaceva molto. Troppo spesso non andavano d'accordo.
Trovò un assortimento di tazze e piattini, li mise su un vassoio, riempì tutto
a metà con una soluzione satura di zucchero e latte.
Poi riempì il bricco da tre litri e lo mise a bollire sul fornello a gas.
Ce ne volle di tempo. Gaylord si stufò.
La Momma gli aveva raccontato di quel ragazzo che aveva messo un cucchiaio sul beccuccio di un bricco in ebollizione e aveva inventato il treno a vapore.
Quando il bricco si mise a bollire, ci provò.
Il coperchio volò via. Ma Gaylord non ci vide proprio niente che avesse a che fare col treno a vapore, e decise di inventare un giorno qualcosa per conto suo, però la macchina a vapore era già stata inventata, e non gli riuscì di pensare
a nient'altro da inventare, e tutto gli sembrò difficile.
Mise parecchi etti di tè nella teiera.
Ed essendo un bambino prudente spense il gas e lasciò il bricco a raffreddare prima di versare l'acqua. Ma finalmente tutto fu pronto.
Le tazze vennero riempite. C'erano così tante foglioline di tè che galleggiavano che il risultato assomigliava più a una brodaglia grigia che a buon nfus09, ma pensò che in fondo nessuno ci avrebbe fatto caso. E si mise a salire
faticosamente le scale col vassoio.
Una tazza la portò al Nonno. Nonno guardò la immonda broda e rabbri vidì.
«La lascerò lì a raffreddare un poco».
«Ma è fredda» disse Gaylord.
E andò verso la finestra per guardare fuori. « Il Poppa non ha dormito con la Momma» disse Gaylord.

« Pegglo per lui» disse nonno.
Gaylord portò la buona novella alla prozia Marigold.
Nonostante la sordità, la cara Marigold aveva una specie di sesto senso per le cose che potevano interessarla.
Così saltò su come un morto nel suo sudario il giorno della Resurrezione.
«Dio ci preservi e ce ne scampi» gridò. «E perché?».
«Non andavano d'accordo» disse Gaylord. E andò a mettere la testa nella camera di zia Rose. «Tu lo volevi il tè?» domandò.
La zia Rose ebbe uno scatto epilettico, fissò gli occhi sulle pagine del libro e non rispose.
« Il Poppa non ha dormito con la Momma» disse Gaylord.
L'effetto della notIzia sulla zia fu notevole.
Buttò le braccia fuori dalle coperte e urlò: «Oh povero agnellino mio».
Gaylord si mise a pensare perché diavolo fosse diventato di colpo il suo
povero agnellino. Ma si ricordò che aveva ancora una cosa da fare.
Portò una tazza a zia Becky. «Rose ne ha avuta una?» chiese lei.
«Non sembrava che ne volesse» disse Gaylord.
La zia Becky sorrise. Gaylord portò una tazza anche al Poppa, che ci diede
un'occhiata e poi voltò la faccia contro il muro. «Ho detto al Nonno e a tutti
che tu eri in solaio» disse Gayford, torcendo con molta attenzione un occhio al
gufo impagliato.
«Caro pargolo» disse Poppa.
« Il tè va bene?».
«Delizioso. Sei sicuro di non averlo fatto per sbaglio con la cicuta?».
«Non credo», disse Gaylord, pensando vagamente in quale barattolo la Momma tenesse la cicuta. «Adesso vado a vestirmi».
«Sì, vai» disse suo padre pieno di riconoscenza.


Per i bambini vedere il Nonno senza denti è divertente. 
Nel 2005 il Parlamento Italiano  ha riconosciuto  il ruolo insostituibile dei nonni insieme alla Festa del papà e Festa della mamma.

Festa per i Nonni di tutto il mondo
Un grande poeta come 
Giacomo Leopardi ha scritto una poesia che ha dedicato alla sua Nonna, e Giovanni Pascoli ha scritto la poesia per la sua Nonna.

Il 2 ottobre Festa dei nonni, in questo giorno tutti i bambini del mondo diventano poeti dedicando una poesia ai nonni. In quasi tutte le città ci sono manifestazioni e premiazioni per i piccoli scrittori. I nonni sono felici di ricevere tante attenzioni dai nipoti.

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