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nonno
Racconto di Camillo Sbarbaro

Mio nonno

Il brano seguente è come un quadretto in cui l'autore ritrae con poche pennellate la figura del nonno materno. Sullo sfondo si animano personaggi e ambienti; ma al centro c'è lui, un ometto tarchiato, sprizzante simpatia e calda umanità. Non era certo privo di difetti; ma in lui diventavano innocenti debolezze, il residuo di sogni che non avrebbe mai realizzato: galante con le donne, ma profondamente attaccato alla moglie; amante del buon vino, senza esagerazione; desideroso di ricchezza, ma senza farsi cruccio per la sua povertà.
Riteneva 'Riccobuono' il cognome più bello: la ricchezza non l'ebbe mai; gli rimase la bontà.
Accettava la vita e l'amava. Si può dunque comprendere perché morì imbronciato: la morte gliela strappava via.

Mio nonno materno era un ometto ben piantato in terra, sprizzante contentezza di vivere .
Aveva preso in moglie una regina , ma la nidiata 4 di figli che le aveva fatto fare non gli impedì di restare sino all'ultimo galante . Analfabeta, s'arrabbiava se gli dicevano che la terra gira. Trovava che il più bel cognome del mondo era Riccobuono; e, pur riconoscendo che, povero, non poteva ambirvi rimpiangeva non glI fosse toccato.
AmIco della cantabruna  (ogm pretesto gli era buono per andare a tettarla ), restava male se gli osservavano che l'aborrito  latte almeno in fasce l'aveva assaggiato.

La sua passione  erano gli uccelli. Ricordo un merlo che teneva in gabbia: nero, fierissimo, con il fuoco negli occhi dell'ira di sentirsi in cattura. A dargli il via fu il nipotino che egli prediligeva e che davanti alla gabbia vuota lo trovò come
fulminato. Passando dal cimitero, affrettava il passo; e se scopriva piantati nell'orto dei crisantemi, impaziente li sradicava.
Si conservò arzillo sino alla fine. In vita sua non aveva avuto un raffreddore; non una medicina aveva varcato la sua bocca.
Una sera, attaccando a controvoglia la scala che portava alla sua stanza, avvertì che saltava la cena.
Si coricò col viso al muro e dando le spalle al mondo si spense, imbronciato con la vita che gli usava quella angheria.

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da Fuochi fatui.

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