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poesie dei nonni, 2 ottobre,

Festa dei nonni, 2 Ottobre
Il nonno a scuola

Nonno, rni racconti com'era la scuola ai tuoi tempi? - chiese un giorno un bambino al nonno che, seduto in poltrona, leggeva tranquillamente il giornale.
Il nonno si tolse gli occhiali, appoggiò la testa allo schienale della poltrona e i suoi occhi sembrarono fissare un punto lontano.
Ai rniei ternpi, a scuola non andavamo tutti raccontò.
La scuola, allora, non era obbligatoria come ai nostri giorni.
Ogni classe era forrnata da tanti, tanti bambini... cinquanta, sessanta e a volte anche di piu. I banchi erano grandi, pesanti e avevano un buco nero per il calamaio che era sernpre pieno d'inchiostro. Si scriveva con una lunga penna di legno, alla quale si applicavano strani pennini dalle forrne piu diverse.
Ti lascio immaginare le rnacchie che cadevano sui nostri quaderni...
E i rnaestri corn'erano?
Oh. rnolto, rnolto severi. Nessuno in classe poteva parlare.
Se gli scolari disubbidivano, i rnaestri, con una bacchetta, potevano picchiarli sulle
dita delle rnani. In qualche classe si usava rnettere in castigo i barnbini facendoli inginocchiare su un rnucchietto di ghiaia. Ricordo che una volta non avevo studiato le tabelline. Il rnaestro rni appese al collo un cartello con su scritto: «È un asino».
Un rnio cornpagno, il «prirno della classe», corne si diceva allora, ebbe l'incarico di accornpagnarrni nelle altre classi e di rnostrarrni a tutti i bambini...
Il nonno tacque e anche il barnbino rirnase pensieroso.
Una scuola corne quella che gli aveva descritto il nonno non riusciva proprio a figurarsela!

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