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castagna
Racconto di Tito Casini

La castagna del povero

Che il riccio - debole immagine del primo mistero divino  - contiene tre marroni, è cosa che tutti sanno (basta aver occhi e stare, o venire d'autunno, anche una sola volta, in montagna, per vederlo); perché tre, lo sanno soprattutto i poveri e mostrano, a suo tempo, di ricordarsene.
Nel Vangelo non c'è scritto, e nemmeno nella Storia sacra, dove si parla anche della creazione delle piante; ma i vecchi l'han sempre detto che Iddio, creando il castagno, mise in ogni riccio tre frutti: uno per il padrone, uno per il contadino e uno per il povero. E non lo dicevano tanto per dire.
Come dicevano, così facevano, così ci hanno insegnato; e i poveri, finché dura nei castagneti la rossa pioggia: dai rami, passan fitti. dalle case a prender nel nome di Dio, la loro parte.
Di novembre, poi, allorché i castagneti non suonan più, frequenti o rari, del frutto che cade, rimbalza, rotola e rimane, ma - da una mano il paniere e dall'altra la respola  - i ricoglitori  vi van cercando, sotto le foglie già assuolate, gli ultimi doni, dietro dietro ai ricoglitori camminano nello stesso modo i poveri, ed è di loro ciò che il padrone non vide o finse di non vedere...
Anche i marroneti han di novembre i loro Booz, come li ebbero di giugno e luglio i campi del grano.

Ci fu invece, a' tempi de' tempi, un certo padrone il quale, perché avaro e voleva tutto per sé e quel che doveva forzatamente dare agli altri gli passava dagli occhi,  credette bene, un anno, di negare al povero quel marrone che, a detta de' vecchi, Iddio mette terzo nel riccio, apposta per lui.
Col dir che i poveri, non avevan fatto nulla né per le piante né per il raccolto, non s'eran visti né

a ripulir, d'inverno, i castagni né a sterpar, d'autunno, il marroneto, né a preparare le roste, egli li bandì dalla sua porta, e al suo contadino comandò di bandirli nello stesso modo dal marroneto.
Il contadino gli dette retta, e così né la casa né il bosco ricevettero, in cambio di limosina, la benedizione del povero, ch'è la benedizione di Dio.
Incurante di questo, il padrone fece seccare i suoi marroni, rallegrandosi di veder così cresciuto, appetto agli altri anni il graticcio, un po' per merito dell'annata, più del solito ricca, e un po' per quel suo indegno risparmio, tanto più indegno in considerazione della bella raccolta.
Ma quando si fu alla pestatura...Tutta sansa? No, ma ogni tre marroni se ne trovò uno marcio da darsi alle bestie. Era certamente il marrone del povero che Dio aveva ritolto all'usurpatore, e quello solo gli aveva tolto (mentre poteva allo stesso modo ridurgli in cenere o in sansa tutto il graticcio), non per altro, si può credere, che per fargli conoscere la propria avarizia e così correggerlo.
Ma l'uomo, invece di farci caso di quell'un su tre) e intenderne la ragione e mutare idea per l'avvenire, diede la colpa a tutt'altra cosa: alla stagione, la quale era stata asciutta per parecchi giorni della raccattatura, e si sa che il marrone venuto all'àlido va presto a male.
Cosicché, non solo, per quanto ai poveri, non cambiò idea, ma si rallegrò di come aveva fatto e altrettanto si confermò di fare negli anni avvenire, come difatti anche l'anno dopo mantenne...

L'anno dopo, i ricci d'estate, promettevano un ricco ottobre, non meno ricco del precedente, e l'avaro, aggirandosi per i suoi castagneti, se la rideva in cuor suo di quella mancata benedizione
dei poveri alle sue piante, le quali, non perciò s'eran meno incardite,  e di cardi meno grossi che non avessero i castagni dei patronati  vicini... Ma non rise il contadino quando si fu alla raccolta.
Meravigliato e intimorito, egli trovò che ogni riccio, sebbene di bella apparenza, non conteneva che due marroni: due marroni dei soliti, distanti l'uno dall'altro il posto di un terzo più grosso, il quale mancava. Mancava precisamente il marrone del povero, e quel posto vuoto nel mezzo stava a dir come il povero premesse a Dio, e insieme quanto lo disgustasse l'avaro.
Ma l'avaro, invece d'intendere la lezione, fece di male in peggio: accusò il contadino d'avergli rubato una parte del raccolto e senza. misericordia gli diede licenza. Il disgraziato, messo fuori con quel disonorante  motivo, non trovò più da collocarsi. Passò quindi a ingrossar la turba dei poveri, tanto più che l'avaro, diffidente ormai di chiunque e bramoso di tenersi tutto per sé, risolse di non porre altri nei suoi piedi,  ma di far tutto a sua mano. ...Così fece, ma l'anno dopo, i ricci, grossi e belli di fuori secondo il solito, avevan dentro un solo marrone.
Mancavan quello del povero e quello del contadino.

Né questo fu il solo danno per l'incorreggibile avaro. Non arrivando- da solo a ravviare in tempo quella sola sua parte che Dio gli  aveva lasciato, lo sopraggiunse in piena raccolta la neve: i marroni,
ghiacciati, andarono a male, e nemmeno le bestie li vollero... Dicono che questa volta la lezione giovasse e che, tornato sulla buona via, anche i ricci di quell'uomo tornarono ad aver tre marroni, quanti ce ne mise Iddio creando il castagno: uno per il padrone, uno per il contadino e uno per sé, voleva dir per il povero.
In qualche riccio, però, se ne trovaron anche quattro, e a chi vada questo, i vecchi, ch'io mi sappia, non ce l'han detto. lo penso che sia per i ghiri, per i topi e gli altri animalucci dei boschi i quali non seminano, non mietono, non empion granai, ma il Padre celeste pensa certamente anche a loro.

L'autore ti offre una leggenda che è giunta a noi attraverso i racconti popolari.
Essa spiega perché nei ricci si trovano tre marroni: sono stati creati da Dio, uno per il padrone, uno per il contadino, e uno per il povero, e i mendicanti, consapevoli di ciò, vanno in ottobre e novembre a chiedere in elemosina quella parte del riccio che loro spetta.


Osserva come la figura del padrone avaro venga qui delineata con quell'espressione efficace: « gli passava da - gli occhi» quello che doveva dare al povero.
L'avaro cerca delle scuse per non accogliere alla sua casa i poveri.
Anche il contadino fu convinto a non donare niente ai poveri, ma questo tornò presto a suo danno.
Dio avrebbe potuto punire l'avaro togliendogli tutto il raccolto, invece questo fu più abbondante del solito e una sola su tre castagne era guasta.
L'avaro non comprese l'insegnamento, ma cercò altre scuse. Nota come lo scrittore delinea il carattere di un uomo egoista e avido, il quale non accetta mai le sue colpe, ma cerca di scaricarle sugli altri.
Questa volta è il contadino che sconta la colpa del padrone. L'autore descrive la meraviglia dolorosa e il timore di colui, che pur non avendo commesso alcuna colpa, sa che sarà ingiustamente accusato.
Finalmente giunge il castigo meritato per il padrone avaro. E dopo la lezione, Dio misericordioso ristabilisce l'armonia.

La carità di Dio è così grande che il quarto marrone è riservato a tutte le sue piccole creature le quali, pur non lavorando, hanno tuttavia diritto di nutrirsi e di vivere. Il racconto contiene un insegnamento per tutti e ti rende piacevole e comprensibile la descrizione della castagna, della sua pianta e del modo con cui si coltivano e si raccolgono tali frutti.

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