Racconto di Capodanno - L'omino e la donnina di neve

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Racconto di Capodanno
L'omino e la donnina di neve

Una volta all'anno, nella notte di Capodanno, è permesso agli omini e alle donnine di neve di andare in giro per il mondo. In quella notte scende un angelo dal cielo e tocca lieve ogni omino di neve, e da quel preciso momento fino all'alba dell'anno nuovo gli omini e le donnine di neve possono correre, saltare e persino guardare dentro le finestre delle case e vedere se tutti i bimbi dormono buoni buoni.
Questa sera, bambini, vi voglio raccontare che cosa accadde una notte dell'ultimo dell'anno a un ornino e a una donnina di neve.
In un piccolo villaggio, i ragazzi avevano fatto un meraviglioso ornino di neve, proprio davanti alla scuola.
Sulla testa gli avevano messo una vecchia pentola e al posto del naso un pezzo di carbone lucido e nero, ed anche gli occhi che guardavano allegri sul mondo erano fatti di lucidi pezzetti di carbone.
In mano gli avevano ficcato una scopa e poi si erano messi a ballargli intorno un bel girotondo.
L'ornino era riuscito veramente bene, da molto tempo i ragazzi non ne avevano fatto uno così bello.
Contemporaneamente le ragazze avevano fatto una donnina di neve, in fondo al villaggio, sul piccolo stagno, dove erano andate a pattinare.
L'avevano fatta grassottella e rotondetta; le avevano messo un bel grembiule intorno alla vita e sulla testa un grosso imbuto, per naso una carota, e per occhi anche lei aveva piccoli pezzi di carbone lucido e nero.
Appena finito si erano messe ad ammirare il loro capolavoro e avevano trovato che la donnina di neve era veramente molto ben riuscita.
Il giorno dopo era una splendida giornata d'inverno e l'ornino e la donnina di neve se ne stettero entrambi diritti ai loro posti, felici di essere al mondo.
Ma la gioia durò solo finché l'uno non seppe dell'altra.
Dal giorno in cui l'ornino di neve apprese dai discorsi dei ragazzi che non molto lontano da lui c'era una donnina di neve bella e rotondetta, non gli piacque più essere da solo.
Prese a stendere il collo più che poteva e a guardare sempre nella direzione dello stagno con la speranza
di scorgere almeno un pezzettino della donnina di neve, ma, per quanto guardasse, non riusciva a vederla.
Prima di tutto sui Iati della strada c'erano alberi Incappucciati di neve, e per di più, la strada faceva una piccola curva.
Così il povero ornino di neve non poté far altro che rimanere al suo posto, anche se curiosità e desiderio lo attraevano verso lo stagno in fondo al villaggio.
Ma anche la donnina di neve aveva sentito parlare dell'ornino di neve, ed il suo piccolo cuore di neve aveva cominciato a battere forte forte.
Oh, come si rallegrava pensando alla notte di Capodanno: l'ornino di neve sarebbe certamente venuto a trovarla.
O meglio ancora, lei gli sarebbe corsa incontro e così sarebbero andati insieme in giro per il mondo. Sì, sì, avrebbero proprio fatto così! E l'omino di neve e la donnina di neve se ne stavano fissi ai loro posti ad aspettare la vigilia di Capodanno.
Non passò molto tempo... in una notte tutta luminosa di stelle venne un angelo e toccò con la mano leggera l'omino e la donnina di neve.
L'omino di neve si sgranchì subito le gambe e si mise in cammino verso lo stagno, ma correva così in fretta che non si accorse che qualcosa di bianco lo sfiorò nel passargli vicino.
Infatti la donnina di neve aveva deciso, proprio contemporaneamente all'omino, di precipitarsi verso la scuola; e così i due si passarono accanto proprio a metà strada senza vedersi.
Quando l'omino di neve arrivò allo stagno dovette constatare con suo grande dolore che la donnina di
neve se n'era andata.
Lo stesso accadde alla donnina di neve che tutta triste si fermò e si guardò intorno. Ecco, proprio lì doveva stare l'omino di neve, perché in mezzo alla neve c'era un posto vuoto. E poiché tutt'intorno non si vedeva nessuno, la donnina di neve si mise in quel piccolo spiazzo vuoto e scrutò in direzione dello stagno. 
Forse è venuto a trovarmi proprio quando mi sono mossa anch'io, ed è corso allo stagno, pensò tra sé, se non mi troverà, ritornerà certo qui. L'aspetterò.
Intanto l'omino di neve presso lo stagno pensava proprio la stessa cosa e neppure lui si mosse. Le ore passavano, ma la donnina di neve che desiderava tanto vedere, non compariva.
Aveva tante cose da raccontarle, e doveva starsene lì tutto solo.
E poi soffiava un vento così freddo, così forte che al povero omino di neve cominciarono a far male le orecchie.
Contro il mal d'orecchie non c'è che sudare, ma un omino di neve non può farlo, perché ciò significherebbe per lui una morte certa.
Allora si calcò bene il cappello in testa, si rimise in cammino e siccome la strada era in discesa poté fare anche qualche slittatina.
L'omino di neve si divertì tanto che ritornò sui suoi passi per poter scivolare giù di nuovo un paio di volte.
Ma poi si ricordò che non doveva perdere altro tempo perché la notte era ormai molto avanti ed egli voleva arrivare alla donnina di neve.
Ma anche la donnina di neve si annoiò presto a starsene davanti alla scuola e si rimise in cammino.
Questa volta però non prese la strada de! villaggio, ma un viottolo che portava pure allo stagno ma attraverso i campi.
Essa pensava che forse anche l'omino di neve avrebbe preso quella scorciatoia.
Così avvenne che anche questa volta i due non si incontrarono.
Quando la donnina di neve arrivò allo stagno, guardò in tutte le direzioni, ma per quanto girasse gli occhi di qua e di là, non vide traccia dell'omino di neve.
Ora la donnina di neve si sentì ancora più triste, perché le stelle in cielo cominciavano già ad impallidire ed anche la luna si preparava ad andarsene.
Così l'unica notte della sua vita in cui si poteva muovere, sarebbe presto finita... Cominciò a piangere amaramente.
Grosse lagrime rotolarono giù per le sue guance rotondette; e poiché non aveva con sé neppure un fazzoletto, si asciugò Il viso col grembiule.
Anche l'omino di neve fu molto desolato quando ritornò al suo posto, e lo trovò ancora vuoto.
Dove mai poteva essersi nascosta la donnina di neve?
Per lunghe meditazioni non c'era ormai più tempo, perché l'attimo in cui l'orologio del campanile avesse battuto le sei, l'incanto si sarebbe rotto.
Così fece dietro-front e via una altra volta verso la stagno; questa volta quando arrivò in fondo al villaggio, vide finalmente che il posto non era vuoto.
Davanti a lui stava ritta la donnina di neve.
Ma... perché si teneva il grembiule davanti agli occhi?
Tutto felice fece per correre da lei ad abbracciarla, ma in quello stesso istante l'orologio del campanile batté le sei.
All'ornino di neve caddero giù le braccia, alla donnina di neve scivolò il grembiule di mano ed entrambi stettero fissi al suolo, a soli tre passi l'uno dall'altra.
Non potevano ormai più parlarsi ma almeno potevano guardarsi e credo proprio che si siano molto piaciuti.
Purtroppo però né l'ornino né la donnina di neve avevano una lunga vita davanti a loro.
Il giorno di Capodanno il sole volle fare un piacere agli uomini e mandò sulla terra tiepidi raggi.
La gente fu felice di risentire il caldo tepore del sole dopo i lunghi e freddi giorni invernali; ma all'ornino e alla donnina di neve quel bel calduccio non piacque per niente. Adagio adagio cominciarono a sciogliersi, formando due rivoletti che scorrevano giù verso lo stagno.
Così l'ornino e la donnina di neve che nella notte di Capodanno non avevano potuto andare a spasso insieme, furono finalmente uniti alla fine della loro vita.

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