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La Befana in volo sulla scopa

Epifania e Befana sono la stessa cosa

Epifania e Befana sono la stessa cosa, poiché la seconda parola non è altro che una corruzione della prima.
Da Epifania infatti derivò prima la voce pifanìa, poi befanìa e infine befana.
Epifania vuol dire 'festa dell'apparizione' e deriva dal greco epiphane/a, aggettivo neutro plurale di epiphanés (=visibile, che appare).
In senso cristiano l'Epifania indica infatti la prima manifestazione della divinità di Cristo.
La festa odierna nacque probabilmente in oriente nel secolo secondo dopo Cristo, per celebrare contemporaneamente la nascita di Gesù e l'adorazione dei magi; si diffuse poi in occidente mantenendo la data del 6 gennaio e il valore della duplice celebrazione.
Quando, verso la metà del IV secolo, Papa Liberio spostò al 25 dicembre la festività del Natale, l'Epifania diventò una festa autonoma e la chiesa, sfruttando il racconto dell'offerta fatta a Gesù dai tre re magi, riuscì a collegare a questa festività la maggior parte dei riti pagani di capodanno, dedicati allo scambio di omaggi e di strenne, fondendo così il rito sacro della manifestazione divina a quello profano
della festa dei regali.
Molto probabilmente anche la Befana è una sopravvivenza di magiche credenze pagane come quelle dell'orco, della capra ferrata, del lupo mannaro, dei nani e delle fate.
Secondo un'antica usanza, ancora oggi conservata nei paesini e nelle campagne delle aree depresse, la Befana è raffigurata in un fantoccio di cenci con ampie gonfie di regali, che si fa girare di casa in casa il giorno della vigilia per spaventare i ragazzi, per convincerli ad essere buoni e ad andare a letto presto.
E i bambini credono che la vecchia dai capelli di stoppa, di notte si aggiri a origliare dal tetto prima di scendere lungo la cappa del camino con la sua gerla piena di doni.
E se i bambini dormono, allora la Befana porta caramelle, torrone e regali di ogni genere; se invece non sono buoni, la vecchietta getta lungo la cappa carbone e cipolla.
E mentre i genitori preparano i regali che li renderanno felici al risveglio, i bimbi, anche se non dormono, trattengono il respiro e nascondono il capo sotto le coperte, perché sanno che la Befana non vuole essere vista; guai a chi cerca di sapere chi è: non la vedrà più, non avrà più doni.
La magia della Befana è tutta qui: dolci e regali di poco valore si possono comprare spesso, ma quando li porta la Befana hanno il sapore della favola e del segreto che circondano le cose belle.
Quando questa magia scomparirà, non ci saranno più né l'attesa della vigilia, né la gioia del risveglio. Rimarrà sì per qualche anno l'uso delle strenne, ma le bancarelle di piazza Navona e di tante altre piazze meno famose perderanno tutto il loro fascino e il posto della Befana allora sarà preso dai genitori, dai parenti, dai sindaci, dai direttori delle aziende e degli enti di beneficenza, da segretari di partiti e dai parroci, che faranno a gara per riempire un poco di quel grande vuoto lasciato dalla buona vecchietta.
Questo uso della Befana pubblica non è però recente,come si può credere: ha un precursore nel duca di Ferrara Ercole I che nel 1473, come narrano le cronache, con grande codazzo di nobili e musicanti, percorse la città la sera dell'Epifania bussando alle porte delle famiglie benestanti. Ovviamente, i regali furono degni del sovrano che se ne tornò alla reggia carico di strenne che distribuì poi ai suoi sudditi.
Sempre a Ferrara nel giorno dell' Epifania del 1492 si istituì la Festa della Ventura che in seguito si trasformò nel gioco del lotto. In quell'anno, con pochi soldi, i ferraresi poterono concorrere al sorteggio dei doni raccolti dal duca: 21 manzi, 95 vitelli, 15 agnelli, 5 caprioli, 1 capretto, 1 maiale, oltre 2.000 tra capponi, galline, anatre, fagiani, tarabusi e pile di formaggi, marzapani, ciambelle, ceste di tortellini e fiaschi di vino.
Una Befana ducale.

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