Epifania - Befana - Storia della Befana
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Storia della Befana 
Epifania - Befana 

L'Epifania è il giorno della « Manifestazione » (poiché la Stella apparve ai Magi, il 6 gennaio, e indicò loro la strada per raggiungere Gesù) e fu stabilita come festa nell'813, giacché allora si celebrava il Natale per dodici giorni di seguito, e il dodicesimo era l'anniversario dell'apparizione che guidò i tre re Magi.
Nel Medioevo questo fatto si rappresentava alle corti di Spagna e d'Inghilterra dai sovrani stessi.
In Francia si sceglieva tra i preti un re, spartendo una gran focaccia con entro una fava: chi riceveva la fetta con la fava veniva proclamato re: «Re della fava».

Altrove si rappresentavano drammi di circostanza, come «La festa della Stella».
In Italia, da Epifania è venuta la parola Befana, che indicava un fantoccio di cenci che le donne e i ragazzi solevano mettere per scherzo alle finestre.
Vige ancora, in alcuni paesi, la credenza della Befana, che viene giù la notte della vigilia per la cappa del camino.
E perciò i bambini appendono scarpette, calze e canestri, che la vecchia riempirà di doni.
Che grida di gioia, quando, al mattino, la casa si sveglia e i bimbi vuotano calze e canestri!
Ma i doni che la Befana ha recato nottetempo, e che ricordano quelli che i Magi recarono al Bambino Gesù, riservano, a volte, sgradite sorprese: carbone, cenere, agli, cipolle...
La notte dell'Epifania ha, nella fantasia popolare, tinte di leggenda. Si dice che, nelle stalle, gli animali parlano e predicono il destino degli uomini...
In Romagna terra di tradizioni popolari suggestive vige ancora una costumanza allegra.
Alcuni buontemponi, sull'imbrunire della vigilia dell'Epifania, vanno in giro per le campagne ( forse a ricordo del viaggio dei Magi ) a cantare in coro, sotto le finestre dei ricchi possidenti, chiedendo doni.
La gaia comitiva viene introdotta nella casa, dove è attesa da una tavola imbandita.
Si beve, si mangia, si conversa allegramente, e si canta.
Sul tardi il corteo ritorna in paese e due «befanotti » tengono i capi d'una stanga, dalla
quale pende il fardello dei doni ricevuti: polli, carne, formaggi, salsicce, uova.
A notte inoltrata gira per il paese il carro della Befana, adorno di nastri, di frasche, di lumi, guidato da una maschera biancovestita: la vecchia Befana, che fila la rocca.
Dentro il carro si schiamazza, si suona allegramente.
L'accompagnatore, un buffone mascherato a cavallo d'un ciuchino, va a bussare alle porte e chiede nuovi doni. E intanto si canta:

Riveriamo lor signor;
domandiamo la licenza
per sonare, per cantare,
per istare in allegria,
viva Pasqua Epifania

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