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Henri Alain Fournier
Racconto di 
Henri Alain Fournier 
 Il grande amico 

Il brano è tratto dalle prime pagine di uno dei romanzi piu belli che siano stati scritti in Francia all' inizio del secolo. Enrico Alain 
Fournier, morto ventottenne all' inizio della prima guerra mondiale, narrò ne Il grande amico i sogni, le inquietudini, le attese 
dell' adole
scenza, il bisogno di evasione nel mondo sconfinato dei " sogni".
L'autore, figlio di un maestro di scuola, rammenta in queste pa
gine le gioie serene della sua infanzia tranquilla, fino al giorno in cui
Agostino Meaulnes, il gran Mcaulnes, non giunse nella sua famiglia e non sconvolse il suo cuore di ragazzo. Nella quieta, quasi sonnolenta, vita provinciale dei suoi primi anni l'entrata di Meaulnes significò il richiamo della vita, lo spirito di avventura, il desiderio del nuovo. Ad una certa età, quando non si è piu bambini e non si è ancora uomini, Meaulnes, l'inquieto e malinconico Meaulnes, combattuto tra realtà e sogno, proteso verso un ideale intravisto, vago, misterioso, fuggente, rappresenta uno stato d'animo: il passaggio dall' infanzia serena ed inconsapevole all' adolescenza inquieta, impaziente, avida di vivere.
lo, prima d'allora, non ero mai andato a giocare nelle vie coi ragazzi del borgo. Fino a quell'anno. 189 ... una coxalgia m'aveva
reso timido e infelice. Mi vedo ancora seguire gli altri scolari più svelti di me nelle, strade che circondano la mia casa, saltellare
penosamente su una gamba... Per questo non mi lasciavano mai uscire. E ricordo che Millie," che era molto fiera di me, mi ricacciò in casa più d'una volta a forza di scappellotti per avermi incontrato con i discoli del paese, a saltellare su di un sol piede.
L'arrivo di Agostino Meaulnes, che coincise con la mia guarigione, fu il principio di una nuova vita. Prima che egli arrivasse, finita
la scuola, verso le quattro del pomeriggio, cominciava per me una lunga serata di solitudine. Mio padre portava la brace della stufa
dall'aula nel camino della nostra .sala da pranzo; e, a poco a poco, uscivano anche gli ultimi ragazzi che s'indugiavano nella scuola
ghiacciata dove si aggiravano vortici di fumo. Si faceva ancora qualche gioco, qualche corsa nel cortile; poi calava la sera ei due
allievi che avevano spazzato la classe cercavano sotto la rimessa i cappucci e le mantelline e se ne andavano frettolosamente, col loro paniere al braccio, lasciando il portone aperto... Allora, fin che durava .la luce del giorno, andavo a leggere in Municipiò, chiuso
nel Gabinetto degli Archivi,' pieno di mosche morte e d'affissi stracciati e pencolanti, seduto in una vecchia poltrona a dondolo,
vicino alla finestra che si apriva sul giardino. Venuto buio, quando i cani della fattoria vicina cominciavano a ululare e i vetri della
nostra cucinetta s'illuminavano, rientravo. Mia madre cominciava a preparare il pranzo; io salivo i tre gradini della scala del granaio
senza parlare, mi sedevo con la testa appoggiata alle sbarre fredde della ringhiera e la stavo a guardare mentre accendeva il fuoco
nella stretta cucina illuminata dalla debole fiamma della candela ...
Ma « qualcuno» arrivò a troncare tutti i piaceri tranquilli della mia infanzia. « Qualcuno» soffiò sulla candela che rischiarava il
dolce viso di mia madre, chino sul pasto della sera. « Qualcuno » spense la lampada attorno alla quale la nostra famiglia, felice, alla
sera si radunava, dopo che mio padre aveva applicato le imposte di legno alle porte vetrate. Questo « qualcuno'» fu Agostino Meaulnes che gli altri allievi chiamarono subito « il gran Meaulnes », Da quando venne in pensione da noi, cioè dai primi giorni di dicembre, la scuola non rimase più vuota, dopo le quattro del pomeriggio. Nonostante il freddo che entrava dalla porta aperta, le grida di quelli che dovevano scopare e i loro secchi d'acqua, - rimanevano sempre nell'aula dopo la lezione una ventina di allievi dei più grandi, parte della campagna e parte del villaggio; assiepati intorno a Meaulnes. Seguivano lunghe discussioni e dispute interminabili, nelle quali mi intrufolavo con agitazione e piacere. Meaulnes non parlava; ma era per lui che uno dei più ciarloni della compagnia s'avanzava in mezzo al gruppo, raccontando qualche storia di furto campestre e chiamando, volta volta, a testimone ciascuno dei suoi amici, che lo approvavano clamorosamente; tutti gli altri seguivano il racconto con grande interesse, ridendo, quieti, tra loro.
Meaulnes se ne stava seduto sùpra un barico e, dondolando le gambe, rifletteva. Qualche volta rideva, anche lui, ma piano, come
se avesse voluto serbare le sue risate più belle per qualche storia migliore, conosciuta da lui solo. Poi quando vedeva che la luce
entrando dai" vetri della classe non rischiarava più il confuso gruppo dei ragazzi, si alzava improvvisamente e traversando il
cerchio stretto formato .da loro: « Andiamo, in strada» gridava.
Allora tutti lo seguivano; si udivano i loro schiamazzi fino a tarda sera, nella parte alta del borgo.
Ora anch'io riuscivo a tener loro dietro. Andavo con Meaulnes alla porta delle fattorie del sobborgo nell'ora in cui si mungevano
le mucche ... Entravamo nelle botteghe e, dal fondo dell'oscurità, tra uno scricchiolio e l'altro del suo telaio, il tessitore diceva:
« Ecco gli studenti! ». Quasi sempre, all'ora del pranzo, ci trovavamo vicino alla scuola, da Desnoues, il carrettiere, che faceva
anche il maniscalco."
La sua bottega era, anticamente, un albergo, con certe grandi porte a due battenti che rimanevano sempre aperte. Si udiva, dalla
strada, stridere il mantice della fucina e si scorgeva talvolta, alla luce del braciere, in quel luogo scuro e tintinnante, gente di campagna che aveva fermato la vettura per venire a discorrere un poco; talvolta qualche scolaro, come noi, addossato alla porta,
che guardava senza dir nulla. .
Ed è là che tutto ebbe inizio, otto giorni circa prima di Natale.

Alain-Fournier, pseudonimo di Henri Alban Fournier

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