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racconti di bambini
Racconto di Guelfo Civinini 
Rametto di cedrina 

Era un bimbo esile e sbiancato, col viso pieno di lentiggini e gli occhi celesti pieni di stupidità e di sgomento. Non parlava con nessuno neanche con me, per quanti tentativi avessi fatto e gli avessi regalato vecchi pennini e figuri ne di scatole di fiammiferi.
Un giorno, all'uscita, un maschiettaccio della seconda gli diede uno scapaccione e gli sputò addosso. Avvilito, non seppe reagire e si buttò in terra a piangere.
L'altro, sghignazzando, lo ingiuriò.
Io mi sentii allora diventare pallido e mi slanciai.
Fu la mia prima zuffa e mi andò bene. Il maschiettaccio batté in ritirata col viso sgraffiato e sanguinante. lo non avevo avuto che un calcio in uno stinco.
Il Rosso si alzò, mi guardò con quei suoi occhi spauriti e con le labbra che ancora gli trema vano dal pianto mi disse: - Domani... ti porto una medaglina.
No, grazie,... non te ne privare...
Allora ci mettemmo a camminare accanto e ci prendemmo per la mano, senza sapere piu che dirci.
Fu quello il mio primo amico: a casa non ne parlai mai, per la gran paura che me ne allontanassero. Non ci si vedeva che alla scuola e quando s'usciva, se non c'era nessuno ad aspettarmi, si faceva un pezzo di strada insieme, presi per la mano come il primo giorno della nostra amicizia, silenziosi e assorti. Spesso mi portava rametti d'erbe odorose che erano la mia passione: cedrina e basilico.
Non mi ricordo come si chiamasse.
Una mattina non venne a scuola e da allora non lo vedemmo piu. Il maestro ci disse che era molto malato. Poi ci disse di pregare per lui che era andato in Paradiso.
Passarono le settimane; venne la primavera e m'alleggeri la malinconia che m'era rimasta chiusa dentro. Una volta che ritornavo a casa dalla scuola, svagato, col naso all'aria, guardando le rondini, per una strada solitaria, una donna mi si mise a camminare accanto; e accordando il suo passo col mio, a un tratto mi posò lieve lieve la mano su una spalla.
Senti, bimbo...
La guardai stupito e un po' intimorito. Camminava tutta serrata in uno scialle scuro e aveva un povero viso magro e disfatto, in cui ardevano due grandi occhi neri, sotto una massa di capelli di rame.
Tu sei Civinini, vero?
Accennai di si e mi fermai.
Il mio bimbo morto ti manda questo, dalla sua fossa. Apri lo scialle, si staccò dal seno un rametto di cedrina, me lo porse, si chinò ratta su me, mi sfiorò con un bacio il capo ricciuto, ritornò indietro, scantonò, disparve.




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