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Racconto di Lucrezia -
Il silenzio di Eleonora


In silenzio la bimba guardava fuori, con i piccoli occhi colmi di tenerezza, in silenzio chinava il capo e distoglieva lo sguardo. In silenzio lei parlava tra sé con i suoi giochi.
I giochi di chi non riesce a giocare con gli altri.
In una bolla di silenzio se ne stava la bambina ma in silenzio sua madre la amava, come ogni madre ama suo figlio.
Lei entrava in quel silenzio per fare in modo che sua figlia ne uscisse e pazientemente le sussurrava parole, aspettando il suo sguardo, lo sguardo di un bimbo che non riesce a guardare, di un bimbo che è già un “paziente” da riabilitare. “Disabile”, “autistico” o cosa? Parole vuote.
In silenzio la madre attendeva un cenno, una parola, un abbraccio, come solo una madre sa aspettare, con la sofferenza di chi ama e desidera un cenno d’amore.
Si può amare anche una bolla di silenzio, uno sguardo vuoto, una bocca chiusa, e intravederne la luce, la forma ed i colori, essere certi che sia pieno di senso, come solo una madre sa vedere.
Il primo sorriso di quella figlia l’avrebbe fatta risentire madre e l’avrebbe ricordato per sempre.
Il suo primo abbraccio l’avrebbe fatta risentire donna e l’avrebbe trattenuto per sempre. Il suo primo “mamma” l’avrebbe fatta risentire viva e le avrebbe dato speranza per sempre.
Il nero di certe giornate è solo il mescolarsi di tutti i colori sulla tavolozza, che uno a uno riemergono in ogni gesto, in ogni sussurro, in ogni bacio. e colorano di luce anche le lacrime.
Si è madri di bimbi che piangono, che ridono e che sgambettano.
Si è madri di bimbi che non sanno piangere, che non riescono a ridere o che non possono camminare
Si è madri sempre Si è madri fortemente, intensamente, infinitamente
Tanto da ferire il silenzio e lasciare che sussurri Amore.