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Poeti Emergenti -
Poesia di Roberto Valsa -
Fiacre


Dovevo arrivare fin lì per scoprirti.

Un volo sbiadito di un’ora e un quarto.

Un albergo a quattro stelle.

Passeggiatine per la Karntner Strasse.

Musicassette di Strauss padre e figlio in sottofondo.

Non erano serviti orecchino e coda di cavallo sotto

la bombetta a depistarmi.

Né la sigaretta con cui, accattivante e

interessato affabulatore, disegnavi il mondo ad

uso e consumo di giovani vecchi bambini –

l’umanità a passeggio nella capitale dello Sacher

in cerca di uno Sacher.

Nè le tante facce che cambiavi non ad ogni giro di walzer –

ma di fiacre (40 euro 20 minuti; 60 euro 40 minuti).

Nemmeno ai cavalli complici delle tue svolazzanti

mascherate era riuscita l’opera di depistaggio –

erano gli stessi cavalli che, poco prima, al maneggio

per i bambini sotto la ruota, avevano trascinato indiani

cadenti come cristi morenti coronati di penne al capo?

A nulla è servita questa messinscena: nemmeno quando,

finalmente, ci siamo decisi ad avvicinarti mentre,

la bombetta abbarbicata come un

sombrero sulla testa di un hombre in piena siesta,

andavi a prendere posto ed io devo averti detto

fai pure il giro che devi fare, a questo punto,

non ci importano più di tanto chiese castelli

giardini, o il Danubio.

Zurau, bisbigliasti allora, brandendo il frustino sui cavalli.

Zurau, bisbigliai io, alla tua nuca immobile.

E così in poco tempo ci ritrovammo sulla ruota

dove la geometria aveva dimenticato tutto –

centri ovunque e nessuna circonferenza,

il punto più alto ovvero il punto più basso ed

altre cose cusaniane di questo tipo, insomma –

e presto, voglio dire,

presto tutto equivalse a tutto,

tutto è il contrario di tutto

dicevo al tizio avanti a noi di una seggiola,

forse ci troviamo nell’inesaurito spazio

di un aforisma nevrastenico e disperato

cercavo di erudirlo con un certo contegno

e simulato disinteresse per la bombetta che

gli stava volando via dalla testa, forse per sempre.