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Poesia di Evgenij Alekandros Evtusenko
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a L. Evstratova

Che cosa alla gente splendida
o non splendida chiederò?
Di capi non abbiamo più bisogno.
Uno ne abbiamo, è crocifisso però.

E, suscitando il riso di qualcuno,
certi non sanno il riso manifestare, 
chiederò ancora a ognuno: 
ch'io non venga a mancare.

Io prego sottovoce,
smarrito su tutti gli smarriti,
dI disperderffil ho tanta paura, 
come alla luce del giorno 
un piccolo raggio d'aurora. 
Aggrappandomi all'erba smagliante, 
a tutti e ovunque mormoro fidente: 
 «Non soffrirò sicuro
quando non sarò vivo». 

 Ho nulla da sollecitare, 
né piedistallo, né decorazioni 
con una sola eccezione: 
ch'io non venga a mancare. 

Come odora il vecchio taccuino
di petali dimenticati di gelsomino!
Di tutto più terribile smarrire
e la bellezza, e per il mondo l'orrore.

Dimenticare i morti è peccato mortale.
Morte, se in pace lasciassi la gente.
Lascia che tutti vivano e fa
ch'io non venga a mancare.

1990

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