Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

steppa
Poesia di Evghenji Evtushenko

Di dove siete?

Tu che sei nato nella steppa,
ricorda la steppa,
la tajgà ricorda,
tu che sei nato nella tajgà,
e di giorno e di notte,
tra quattro mura e all'aperto,
se non vuoi
che presto
o tardi
la ragione di tanti mutamenti
prenda l'aspetto dell'infedeltà.

Crepi pure d'invidia il ministro
o il conciateste,
ma tu
nel paese più remoto
ricorda il villaggio nativo,
ricorda quella spanna di terra.
Del resto, anche il ricordo. ..
è vero,
non ti scordi i parenti
e la natura
e scrivi ogni tanto poche righe,
ma, dà, confessa davanti a tutti:
da quanto tempo non ci metti piede?
Confuso rispondi:
"Ci andrò quest'estate",
sapendo tu stesso che non dici il vero.
Ai parenti una scatola di dolci,
e tu, via di corsa, sul Mar nero.
Ma che fortuna
ti sei fatto vivo!
No, non mi piace la leggerezza
con cui si salta da un aereo all'altro.
Guarda quel tale, per esempio. ..
Scrive febbrilmente. Ricciuto di capelli,
scrive ricciuto e tuba con voce soave
nel microfono.
Non fa che vorticare
come uno scoiattolo
dall'India al Belgio all'Egitto. ..
Un momento,
ma dove sarà nato?
Ha già in tasca il visto per Marte,
ma da quali monti viene, da quali fiumi?
Non ci vorrebbe il passaporto per sapere
dove un uomo è nato.
In alto mare o nelle sale di concerto,
l'aroma dobbiamo portare e il sapore d
della nostra terra.
E non deve mancare nell'insonne lavoro,
nel pugno, nel passo, nello sguardo,
nella lingua vivace e screziata.
Vi si senta lo stormire degli abeti,
vi si senta il respiro dei ciliegi,
sempre mi rallegra la parlata ucraina,
mi rasserena l'accento di Siberia.
Non è il caso di stupirsi troppo: .
"Dio, ma senti che pronuncia! "
conta soltanto avere un accento,
sia tu un operaio o un professore.
.........
Eppure, se il paese di tuo padre
è lontano, abbi pietà di te stesso:
sei come un ramo nero e secco,
staccato da un albero vigoroso.
.......
Russia,
tu m'hai insegnato,
con le tue modeste
e grandi imprese,
che non m'hai dato il titolo di "russo"
perché me ne facessi vanagloria.
Ma perché compagno mi fosse
e amico il polacco o l'uzbeko,
l'àvaro o l'ebreo,
solo che fosse un uomo onesto.
Tu non offendi nessuno,
tu sei per il mondo
la sua coscienza,
e alI 'America,
alla Francia,
auguri
 ogni fortuna.
Sto male, mi rattrista
e dentro m'avvampa un furore sacro
quando si vantano d'essere "russi"
con cattiveria tutt'altro che russa!

.

E' l'invito sofferto a mantenersi fedeli alle proprie origini anche nel mondo contemporaneo, dove la facilità delle moderne comunicazioni permette di volare da un posto all'altro e anche di dimenticare. Nello stesso tempo l'esortazione a ricordare di essere russi non ha niente a che vedere con l'orgoglio patriottico: proprio chi sa portare dentro di sé intatto, dovunque egli vada, il senso della propria terra, della propria lingua, delle proprie radici, può riconoscere anche negli altri, a qualsiasi popolazione essi appartengano, questa stessa virtù, che sola permette di diventare
compagni.

Commenti

Potrebbero interessarti