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Il Secondo Romanticismo


L'eredità leopardiana di un Romanticismo lirico e sentimentale, assorbita e rielaborata in una vena più patetica e superficiale, sfociava in Italia, nella seconda metà dell'Ottocento, in quello che fu definito il Secondo Romanticismo, i cui rappresentanti principali furono i poeti Giovanni Prati e Aleardo Aleardi.
Ambedue veneti, ambedue espressione del momento conclusivo e decadente del Romanticismo italiano, ambedue tesi a superare le vecchie polemiche tra Classicismo e Romanticismo facendo parlare «il cuore»; Prati e A!eardi, al di là dei punti di contatto e di uno stesso pubblico moderato di lettori cui si rivolgevano, mostrarono personalità ben differenti tra loro.

Giovanni Prati
Giovanni Prati (1814-1884) esordisce nel 1841 con una novella realistica di ambientazione borghese, Edmenegarda. In seguito, prosegue la carriera artistica cercando di innestare sul filone sentimentale spunti filosofici e raccordi con la letteratura europea, filtrata attraverso Byron, Hugo e Heine, nei poemi Satana e le Grazie, Rodolfo, Armando.  Si alternano e si fondono, così, nella sua poesia, momenti di malinconia e languore con punte di orrore e di fantasia, riflessioni metafisiche sul destino
dell'uomo e versi di un soggettivismo esasperato, che solo tardi si acquietano nelle liriche più semplici e stilisticamente più curate di Iside e di Psiche.
La prima è una fiaba magica composta in sonetti; Psiche è un idillio, dove miti classici sono fusi con la tradizione poetica orientale. Il ricco simbolismo, secondo i critici, preannuncia, per alcuni aspetti, la poesia di Pascoli.

Aleardo Aleardi
Se il Prati finisce per adottare, per i suoi contenuti amorosi, sentimentali, o patriottici, una forma più spontanea, spesso addirittura sciatta e trascurata, l'Aleardi
(1812 -1878), invece, cerca di risolvere la contrapposizione tra Classicismo e Romanticismo
in un «Classicismo romanticizzato», abbandonandosi, cioè, alla passione. Non dimentica, però, le esigenze della bella forma e prende come modello stilistico 
 addirittura il Foscolo. Nella sua raccolta di Canti (1864) sono presenti tutti i temi cari alla prima generazione dell'Ottocento (patria, amore, istanze sociali), ma calati in una atmosfera di languido sentimentalismo, che svela la mancanza di una salda fede, l'incapacità di credere che quei miti possano avere ancora una forza suscitatrice di nuove realtà.
Da questa sostanziale sfiducia nel presente nasce la poesia delle rievocazioni storiche (Le città italiane marinare e commercianti; Monte Circello) , che gli consentono divagazioni eloquenti e fantasiose tra passato e presente, più che meditazioni profonde, ma che trasmettono anche un turbato sentimento della fragilità umana.
Per certe cadenze del linguaggio, si notano, invece, anticipazioni della poesia decadente.

Aleardi, «poeta della storia»?
Eppure come par generoso l'appellativo, che è stato, dato ad Aleardi.. di poeta della storia! Come facilmente si avverte, leggendo, che gli sono mancate, perché
fosse tale, I'intimità raccolta.. e la serietà, e la capacità di guardare al passato con pensosità austera, veramente commosso!
Come tra lui e quel passato s'interpongono continuamente moti facili e futili, che gli deviano l'attenzione verso una musicalità tutta estrinseca, verso tentazionI dI canto, verso fantasie fatue, nelle quali si sperde ed annega quella riflessione sulla storia che sola gli avrebbe potuto dare la possibilità di ricrearla e legarla al presente!
Ed è, ancora una volta, al passato e al presente che l'Aleardi guarda da un'ideologia incerta e confusa che fa di lui
uno dei rappresentanti tipici del moderatismo itallano, sIcché i passi felici, che certo non mancano, sono affogati tra i luoghi comunì della retorica patriottica,del tempo e intorno a un momento di storia colto felicemente si inflttisce una ragnatela di esclamazioni, di interrogazioni retoriche, di sentimentalismi, di mille cose false ed estranee.