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Poesia di Helge Rode
La neve

Del mondo la più tacita creatura,
quando scende leggiera nell'aria,
spegne i tuoi passi
e soffoca le voci

troppo sonore.
Del mondo la più limpida creatura,
molle piuma di cigno,
dal bianco cielo placida discende.
Sul tuo palmo una falda
 è una rorida stilla di pianto.
Bianchi pensieri silenziosi danzano.
Al mondo nulla più di lei consola.
Taci e ascolti, finché il silenzio suona.
Così
soave nota,
nota d'argentea squilla,
nel profondo del cuore ti risuona.

L'immagine di creatura., suggerita dal poeta fin dal primo verso, ci induce a vedere la neve quasi come un essere sensibile, un piccolo essere debole e mite.
A questa figura si unisce poi l'idea della delicatezza  («tacita », « leggiera »), della purezza («limpida », « rorida stilla »), della pace («placida », « bianchi pensieri silenziosi danzano») e infine l'idea di una semplice, gioiosa letizia che ravviva i più intimi pensieri e conforta il profondo del

nostro cuore.
.Ma l'aspetto più poetico della « limpida, leggiera creatura» è quello del suo magico silenzio, tale che ci risuona dentro come la soave nota di una squilla d'argento se si sa tacere e ascoltare finché se ne senta la voce che sale dalle sue misteriose profondità.
Helge Rode (1870 -1837)
Scrittore danese, è noto soprattutto per le sue liriche, raccolte i Fiori bianchi e La rosa selvatica. Compose anche opere teatrali e scrisse saggi di vario argomento.

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