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Cristoforo Colombo
Terra! Terra! 
di Adele Albieri

L'Oceano azzurro e calmo era di un'abbagliante trasparenza; il fruscio lene delle scie pareva una musica dolce; i delfini venivano numerosi attorno alle navi, volteggiando felici nelle onde; i pesci volanti s'abbattevano sui ponti, e, in alto in alto, torme di uccelli, sempre più numercse e più folte, veleggiavano rapide, perdendosi nell'azzurro.
Per ingannare il tempo e allentare i nervi tesi nell'ansia dell'aspettazione, i marinai si gettavano a nuoto intorno alle navi.
Il 1° ottobre il giornale di bordo segnava 600 leghe di percorso, oltre la linea frequentata dai naviganti, mentre in realtà il libro segreto dell'Ammiraglio ne segnava più che -800. I fallaci segnali di ,; terra in vista» erano ormai tanto frequenti che l'Ammiraglio dovette decretare la perdita del premio stabilito per chi avesse dato ancora un falso allarme.
Ora tutti sembrano dotati di un nuovo senso che li avverte della terra vicina, .quantunque nessun segno preciso ancora se ne sccrga. Colombo teme un momento d'essersi lasciato addietro un arcipelago e di navigare In un nuovo Oceano. Martin-Alonzo Pinzon, assalito dallo stesso dubbio, propone di far vela in direzione di mezzogiorno; ma l'Ammiraglio intende di continuare verso ponente. Tuttavia lascia deviare la Pinta e la Nifia come in avanscoperta, in direzioni opposte, raccomandando ai capitani di trovarsi sulla sua rotta al levare e al tramontare del sole, per fare le loro relazioni.
All'alba del 7 ottobre, la Nifia, attratta da un nuovo miraggio, si slancia rapidissima innanzi con tutta la forza delle sue vele spieqate, e poco dopo innalza lo stendardo sulla sommità dell'albero maestro e spara il cannone per segnalare la terra. Ingannevole visione! Non anche è giunta la sera, che dilegua.
Sembra che gli stessi elementi si facciano giuoco degli uomini e che il vano inseguimento debba protrarsi all'infinito, finché essi cadano esausti di fatiche e di privazioni. Ma la rabbiosa disperazione della ciurma è placata per un momento da una strana visione. Numerosissime torme di uccelli d'ogni specie vagano pel cielo, la più parte in direzione da nord a libeccio; molti sono piccolissimi e non potrebbero resistere a lunghe traversate. Dunque la terra è vicina! Colombo, con subita decisione, affidandosi a queste guide alate ordina che le navi seguano per due giorni il volo, nella speranza di trovare finalmente un approdo. Sa che i prodi navigatori portoghesi avevano scoperto la maggior parte delle loro isole seguendo il volo degli uccelli migratori. Questo mutamento quieta un poco gli animi; ma, trascorso il terzo giorno della nuova rotta e nulla apparendo allo sguardo, i mormorii si fanno in breve clamori e minacce.
Ormai l'Ammiraglio deve affrontare la sedizione aperta dei suoi uomini, che pur devono aiutarlo a compiere l'impresa. Egli è un'altra volta solo contro tutti; non un cuore che lo intenda, che vibri dello stesso disperato amore per questa divina terra, per questa incantata e ritrosa sirena, che gli manda incontro il profumo dei suoi fiori, il canto dei suoi uccelli, i suoi richiami più allettanti, e
era, come per un gioco crudele, gli si nasconde ancora e si vela! Che vale se gli indizi favorevoli si moltiplicano, poiché la notte ricade sempre su un orizzonte senza rive? I marinai protestano ad alte grida: - Basta, basta! Basta di questo deserto d'acque, di questi miraggi ingannevoli, di queste speranze assurde! E' tempo di voltare le prore verso l'Europa; si tenti almeno di giungere - se pur basti no le provviste - al più vicino porto delle Canarie! Nessuno manovrerà più una vela, se le navi, virando di bordo, non riprendano la via della Patria. E ove l'Ammiraglio si rifiuti a quest'ordine, sarà senz'altro incatenato sull'albero maestro ed esposto alla vendetta delle sue vittime.
Minacciato, offeso, schernito, Colombo, davanti alla torma di quei forsennati, senz'altra difesa che la sua nuda spada e la sua nuda volontà, non batte ciglio. Muto li guarda, e tanta sdegnosa intrepidezza e tanta maestà spira dalla sua imponente persona, che, disarmati e sbigottiti, quelli ristanno, indietreggiano, ammutoliscono.
Ora egli parla doloroso e pur dolce nell'accento, e la sua voce non trema.
Si partì per andare alle Indie: così hanno comandato il Re e la Regina, e andare bisogna! Quando si è uomini, bisogna saper obbedire, tanto più se obbedire è difficile e periglioso. Del resto egli solo ha accettato il comando e lo adempirà contro le minacce dei ribelli e il clamore dei pavidi. La terra è prossima. Egli fa giuramento e Dio lo ascolta, che fra tre giorni essa apparirà!
L'accento ispirato dell'Ammiraglio trova ancora una volta la via dei cuori.
E' come se dalle sue labbra fosse uscito un ammonimento divino. Strano fascino degli uomini predestinati, che fa chinare le fronti all'obbedienza. E ora gli uomini obbediscono, curvi, pensosi, in silenzio!
La terra nascosta continua a mandare i suoi messaggi incontro ai naviganti; sono sciami di uccelli variopinti e canori che empiono l'aria di trilli, di gorgheggi, di melodie, e la notte continuano a passare frusciando con innumeri battiti d'ali; sono pesci in gran numero; e poi un airone, un pellicano, perfino un'anitra che volano anch'essi verso libeccio.
Avventuroso mattino quello dell'11 ottobre! Sereno e dolcissimo, con l'aria tanto imbalsamata, che a chiudere gli occhi si poteva pensare a giardini in fiore.
« Era soave ed olezzante come un mattino d'aprile a Siviqlia », scrive Colombo che ha il dono del linguaggio poetico.
E tuttavia nulla all'orizzonte che s'incurva disperatamente azzurro e terso sui flutti. Ma la fede s'è riaccesa negli animi e nessuno e nulla possono spegnerla più. L'aspettazione è febbrile, tutto ciò che colpisce Io sguardo è una conferma alla promessa che questa volta non sarà delusa.
O fresco ramoscello di biancospino, verdissimo e fiorito, divelto appena dal tronco, che ti culli sull'onde dolcemente, e sei assalito e rapito e portato in trionfo sulle navi, e sollevato nell'azzurro religiosamente, come un pio segno d'adempimento, chi può dire di che brivido sacro e di quanta poesia hai scosso e inebriato ogni cuore? O erbe verdi di fiume, che chiazzano l'onde qua e là,
portate dalle correnti alla foce; o piccolo nido pieno d'uova entro la biforcazione d'un ramo, che la madre non ha abbandonato e continua a covare sull'onde; o giunchi verdi, da poco divelti alla zolla natia, con ancora tra le radici qualche minuzzolo di terra!
Dunque il grande sogno si avvera e tutto quello che fu patito non fu patito
Invano. E questo canuto e insonne uomo, poiché non è pazzo, non può essere che un genio e un ispirato! Muti di stupore i marinai continuano a osservare le onde e ad esplorare gli orizzonti, sentendo l'imminenza dell'evento. Uno d'essi scorge galleggiare un bastone lavorato con arte primitiva e una lunga canna che sembra appena recisa.
Il dubbio non può ormai più sussistere, poiché la terra è sicuramente prossima e si annunzia anche abitata. Un impeto di gioia riconoscente getta l'equipaggio ai piedi dell'Ammiraglio. Umili e prosternati, gli chiedono perdono d'ogni offesa e lo ringraziano commossi di averli creduti degni di vivere la grande avventura.
Cade la sera e il consueto inno alla Vergine si leva più solenne dalla Capitana, nel cielo e sulle acque del vergine Oceano, ormai costretto a rivelare il suo mistero.
Nessuno dei naviganti poté chiudere occhio in quella fatidica notte tropicale piena di effluvi. Nel silenzio infinito, rotto solo dal fitto lene delle acque solcate dalle prue, si sarebbero uditi i battiti di ogni cuore.
Sul mare tranquillo il cielo profondo guardava con i chiari occhi delle stelle aggruppate in costellazioni sconosciute. Tutte le cose grandi ed eterne - le acque, i venti, i cieli, gli orizzonti - sembravano assorte in non so quale stupore di aspettazione di un imponente prodigio.
L'Ammiraglio aveva ordinato di ammainare le vele, eccetto il « trevo » , la vela di fortuna, di navigare lentamente, esplorando man mano il fondo con lo scandaglio, per evitare scogli e bassifondi, di stare alle vedette. Ma chi poteva resistere all'impazienza di awistare una linea di terra? Tutti si arrampicano a vicenda sugli alberi, sulle sartie, ovunque, pronti a lanciare il grido incontenibile. Oltre il premio reale, l'Ammiraglio aveva promesso una veste di velluto a chi primo avesse segnalato la terra. Chi può immaginare i pensieri di quegli uomini e l'ansia e la trepidazione, le ipotesi di ciò che sarebbe loro apparso al levar del sole? Com'erano, dunque, queste terre? E gli abitanti? Creature umane o mostri relegati dalla Prowidenza in quegli estremi recessi del mondo?
Solo, sul cassero della Santa Maria, Colombo guarda diritto e immobile davanti a sé, scoperto il capo canuto e i capelli al vento. Egli non dubita di aver raggiunto le Indie orientali, d'esser presso alle meravigliose regioni descritte da Marco Polo; fors'anche all'aurea Cipango (Giappone), meta de' suoi più ardenti desideri.
I legni leggeri navigavano con la velocità di dodici miglia all'ora, avvicinandosi nel buio alle sognate rive, come per sorprenderle nel sonno. Le miglia erano già 2100, in 70 giorni.
Mai notte era apparsa più lunga di quella breve notte tropicale! D'un tratto il suo sguardo fora la notte, distingue nelle tenebre una luce che si muove all'orizzonte! Un indizio di vita, dunque! Dubitoso d'ingannarsi, egli chiama accanto a sé il fido aiutante Pietro Guttierez, indicandogli quel punto luminoso! Sì, sì, è un punto lontano, e si muove e improwisamente dispare. Dunque, la prossima terra è abitata! Ma non sarà un'illusione dei sensi suggestionati? Ecco, il lume riappare, s'alza, s'abbassa, come portato dai flutti.
Un altro
ufficiale accorso, Rodrigo Sanchez di Segovia, lo riconosce e lo segue con !o sguardo, finché scompare lontano.
Gli uomini trattengono il respiro e i minuti
che volgono lenti nella calma notte, sembrano perfino crudeli.
Alle 2 del mattino un colpo di cannone tuona sull'Oceano dalla tolda della Pinta, che, navigando in testa per scandagliare il mare, ha scorto la terra a circa due leghe di distanza!
- Terra! Terra!
Il grido tanto a lungo represso, l'urlo forsennato si libera dai petti esultanti.
Colombo cade in ginocchio, il suo pensiero si volge a Dio grande e lo ringrazia, piangendo. I marinai lo circondano, lo stringono in un cerchio di devozione e d'amore, baciano i lembi della sua veste. Il marinaio Rodrigo di Triana, che è stato il primo a segnalare la terra, è festeggiatissimo. Ma il premio di 10.000 maravedis promesso dal Re, spetta all'Ammiraglio, che per primo ha scorto il più certo segno di vita, quando la costa era una visione velata.
Ammainate le vele, i vascelli sostano, aspettando il sorgere dell'aurora. La brama di conoscere questa ignota meraviglia di Dio, questa terra che nessuno vide ancora con occhi mortali, è in tutti tumultuosa e febbrile. I primi aliti del giorno nascente portano verso le navi la soavità di sconosciuti aromi e il frangersi dell'onde contro la costa riempie il silenzio della nota musicale della
ri
sacca, mentre un vento caldo e secco accarezza i volti adusti dei naviganti.
A poco a poco, nel chiaror del crepuscolo mattutino, si disegna sempre più nitida e decisa la linea d'una costa.
E' il venerdì 12 ottobre 1492!


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