Login

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Cristoforo Colombo
Cristoforo Colombo narra il suo viaggio ai sovrani di spagna

Signori,
immagino il piacere che vi darà la notizia della grande vittoria che nostro Signore ha voluto concedermi nel mio viaggio. Vi scrivo questa lettera, dalla quale voi apprenderete come io sono arrivato alle Indie con Ia flotta che gli Illustrissimi Re e Regina nostri Sovrani mi dettero. lo ho trovato moltissime isole popolate da innumerevoli abitanti, e di tutte ho preso possesso in nome delle Vostre Maestà, proclamandole padrone di queste terre e spiegandovi la bandiera reale senza incontrare opposizioni. Alla prima isola che ho trovata ho dato il nome di San Salvador; gli Indiani la chiamano Guanahani. Ho chiamato la seconda Santa Maria de Conception, la terza Fernandina, la quarta Isabella, la quinta Juana, di modo che ho dato a ciascuna un nome nuovo; quando
ar
rivai alla Juana, io seguii la costa occidentale e la trovai così estesa che la presi per terra ferma.
Non incontrando sulla costa né città né villaggi, ma solamente piccole abitazioni popolate di gente alla quale non potei parlare, perché tutti fuggivano alla mia vista, continuai la rotta bordeggiando, e pensando che avrei finito con l'incontrare grandi borgate o città; però dopo aver percorso molte leghe senza vedere nulla di nuovo, essendomi accorto che la costa conduceva verso il nord,
cosa questa contraria alla mia volontà per l'avvicinarsi dell'inverno, presi la determinazione di non attendere più a lungo e tornai indietro, arrestandomi a un porto che avevo già notato, nel quale feci scendere due uomini a terra per sapere se vi esistesse un re o qualche importante città.
Essi camminarono per tre giorni, incontrando solo abitazioni sparse, quindi fecero ritorno al porto.
Tutte queste isole sono estremamente fertili: esse posseggono molti porti superiori ai nostri, e numerose spiagge salubri e bellissime. Queste isole sono bellissime, tutte accessibili, coperte di una lussureggiante vegetazione, con alberi di mille specie, che quasi toccano il cielo. lo credo fermamente che essi non perdano mai le foglie, poiché li vidi così verdi e belli come sono gli alberi
in Ispagna nei mesi di maggio. Alcuni erano in fiore, altri carichi di frutta, ed altri si trovavano in altre condizioni, secondo la loro natura. Gli usignoli ed altri piccoli uccelli di mille specie cantavano nei mese di novembre quando io giunsi in questi paraggi.
Vi sono palme di sei o sette specie, bellissime per
la loro varietà. Vi sono pinete meravigliose, campi vastissimi, miele, molte specie
di uccelli e svariatissime qualità di frutta. Il suolo contiene molte miniere di metallo e vi è una popolazione molto numerosa. Bisognerebbe vedere i porti della Spaniola e le numerose grandi spiagge dalle acque salubri, di cui la maggior parte contengono dell'oro, per credere a tanta meraviglia.
Gli alberi, le frutta, le piante della Spaniola sono molto differenti da quelli della Juana. In quest'isola vi sono molte spezie e grandi miniere d'oro e d'altri metalli. Gli abitanti di quest'isola e di tutte le altre che ho scoperto, non hanno né ferro, né acciaio, né armi: delle quali d'altronde non sarebbero capaci di servirsi non perché non siano robusti, ma perché sorprendentemente paurosi.
Essi non hanno altre armi che una canna, alla cui estremità vi è un piccolo pezzo di legno aguzzo.
Molte volte mi è capitato di inviar loro due o tre uomini per parlamentare, ma vedendoli avvicinarsi fuggivano anche se molto numerosi. Questa fuga non era dovuta al fatto che essi avessero imparato a temerci, perché noi non abbiamo fatto loro alcun male, ché anzi io ho sempre offerte quanto avevo con me a quegli indiani, che ho potuto avvicinare, ma semplicemente al loro grande
timore. Ma appena essi hanno vinto questo sentimento di paura, acquistano fiducia e diventano molto generosi, tanto da dare quasi tutto quello che posseggono. Non rifiutano mai ciò che loro si dimanda, anzi l'offrono di buona voglia, contenti sempre di quanto si dà loro in cambio. lo proibii però che si dessero loro cose d'infimo valore come pezzi di vetro e pezzi di corda. benché quando
essi riescono ad ottenerli, li custodiscano gelosamente come il più bel gioiello del mondo. Vi è stato un marinaio che ha dato un ago in cambio di un mucchio d'oro, ed altri fecero baratti ancor più vantaggiosi. Come ignoranti, essi dànno tutto ciò che possiedono per cose di nessun valere; e ciò mi parve ingiusto.
lo perciò li difesi e regalai loro mille coserelle per rabbonirli, convertirli alla religione cristiana e convincerli ad amare e servire le Loro Altezze e la nazione castigliana, e cederei cose che essi hanno in abbondanza e delle quali noi abbiamo bisogno. Non conoscono né sette né idolatrie di alcun genere, e sono convinti solamente che la felicità e la forza sono in cielo.
Credono fer
mamente che io con le mie navi e i miei uomini scenda dal cielo, e con questa credenza mi ricevettero in tutti i luoghi dopo aver vinto la loro timidezza. Sono molto intelligenti, perfetti conoscitori di questi mari. e si rendono conto di tutto ciò che fanno, benché non abbiano mai veduto gente civile, né navi grandi come le nostre.
Appena arrivai alle Indie, nella prima isola dove atterrai, feci
alcuni prigionieri perché apprendessero la nostra lingua e ci dessero le informazioni di ciò che vi era in questa regione; così noi arrivammo a comprenderei con parole e con segni.
Ancora oggi io ho con me questi Indiani, i quali
mi sono di grande utilità, perché credendo sempre che io venga dal cielo, mi
annunziano ai loro compatrioti come un inviato celeste.
A quest'annunzio tutti
accorrono e ci portano da mangiare e da bere con una sorprendente benevolenza: essi posseggono una grande quantità di leggeri canotti di differenti forme e dimensioni dei quali si servono per traversare i canali che dividono le
isole e trasportare le loro mercanzie. In queste isole io nen ho notato differenza alcuna né d'intelligenza, né di costumi, né di lingua; anzi gli abitanti di esse si comprendono tra loro; il che mi fa sperare che le Vostre Altezze si vorranno occupare della loro conversione alla nostra santa religione.
Ho già detto che io ho percorso 107 leghe costeggiando da occidente ad oriente il litorale della Juana, che secondo me deve essere più grande dell'Inghilterra e della Scozia riunite insieme. L'altra isola, Spaniola, ha una circonferenza più estesa di quella della Spagna, partendo dalla Catalogna fino alla Biscaglia. In quest'isola, nel sito più vicino alle miniere d'oro, mi sono irnpadronito di una grande città, alla quale ho dato il nome di Natività, e vi ho fatto costruire un forte con una cittadella, lasciandovi uomini ed armi, artiglierie e viveri per più di un anno. Sono diventato grande amico del re di questo paese; ma se i suoi sentimenti dovessero cambiare e volesse recare offesa alle nostre genti, poiché né lui né i suoi non sanno che cosa siano armi, i pochi uomini che ho lasciati son più che sufficienti per rimetterli a dovere e saccheggiare il loro paese.
Per finire il mio racconto, posso annunziare alle Vostre Altezze che io potrò fornire tutto l'oro del quale potranno aver bisogno, e con un po' d'aiuto dalla loro parte, anche spezie e cotone. Potrò anche fornire a loro tanti schiavi idolatri quanti mi comanderanno di spedirne. lo credo di aver trovato anche rabarbaro e cannella; e la gente che ho lasciato laggiù troverà mille altri prodotti
non essendomi io potuto fermare in nessun posto, ed avendo sempre dovuto navigare. In verità credo di avere ben compiuto il mio dovere; e di più avrei fatto se le navi mi avessero secondato come dovevano.
Questo basta, e benedetto sia l'eterno Dio nostro Signore, che dà a quelli che camminano sulla via il mezzo per conquistare cose che parevano impossibili. Così il nostro Redentore ha accordato ai nostri illustrissimi Re e Regina e al loro regno una vittoria così grande che l'intera Cristianità deve celebrarla con grandi feste e preghiere, e deve rallegrarsi per la gloria che risulterà dalla
conversione di tanti popoli alla nostra santa fede e per i beni temporali dei quali non solo profitterà la Spagna, ma tutta la Cristianità.
Fatto a bordo della caravella, all'altezza delle isole Canarie, il 15 febbraio 1493.
L'Ammiraglio

Cristoforo Colombo

Commenti

Potrebbero interessarti