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8 marzo festa delle donne
Gli inizi di una rivoluzione

All'alba del nuovo secolo, apparvero i primi segni di cambiamento che nel secondo Novecento avrebbero sconvolto del tutto costumi di vita e atteggiamenti mentali.
Intorno al 1911, apparvero le prime donne in pantaloni.
La novità fu accolta come un'estrosità o una trovata buffa. Fu accompagnata da fischi e battute grossolane. Si disse, nel migliore dei casi, che si trattava di un'americanata: dall' America, infatti, venivano spunti e suggerimenti di comportamenti spregiudicati.
Si disse anche che era una carnevalata: nelle feste di carnevale, tra i motivi di divertimento era anche quello di scambiarsi le parti e travestirsi con i panni dell'altro sesso. Le donne si vestivano da uomini.
In alcuni ambienti sociali evoluti, si cominciò a mandare a scuola pubblica, nei licei e negli istituti magistrali del tempo, le proprie figlie. E anche sul conto di queste prime studentesse si scatenò lo spirito mordace dei conservatori. Nell'opinione comune, esse apparvero come motivo di scandalo, cioè come ragazze poco serie.
Molte di esse furono descritte come occhialute, sgraziate e con i baffi, sebbene non lo fossero. Maliziosamente si sostenne che esse avevano bisogno di farsi vedere fuori di casa per cercarsi un marito.
Le ragazze belle ed oneste, invece, non avevano bisogno di mettersi in mostra. Esse sarebbero state ricercate da chi se ne intendeva, senza bisogno di andare a scuola e incontrarsi con i maschi. Così, allora si pensava e si ripeteva.
Ma questi erano soltanto alcuni sintomi di un processo di rinnovamento, che, nel giro di alcuni decenni, sarebbe stato travolgente e di massa.
La donna veniva assumendo atteggiamenti più svelti e pratici, per poter svolgere poi uffici e funzioni importanti fuori di casa. Si istruiva, per attrezzarsi mentalmente e trovarsi a a pari con gli uomini.
In società non si comportava più soltanto come un amabile e appetibile oca. Ma partecipava ai dibattiti, entrava in questioni di religione, di filosofia, di politica. Molte andavano in bicicletta. Qualcuna non esitava a guidare l'automobile.
Poi, venne la prima guerra mondiale (1914-1918). Essa trasformò moltissimo le consuetudini di vita e la mentalità della gente.
Con la coscrizione obbligatoria degli uomini e la loro chiamata alle armi, le donne si trovarono nella necessità di sostituirli a tutti i livelli, dentro e fuori di casa, in società come sul posto di lavoro.
Si pensava che la guerra sarebbe stata di breve durata. Invece, essa fu lunghissima e sanguinosissima. Morirono decine e decine di milioni di uomini.
Le donne non erano preparate ad affrontare le difficoltà connesse alle situazioni della guerra. Tuttavia, nel complesso, si dimostrarono superiori alle loro stesse attese.
Finita la guerra, le esperienze fatte non potevano essere cancellate come un colpo di spugna.
Le donne cominciarono più arditamente che mai a comportarsi in maniera evoluta. Nonostante le diffidenze e le opposizioni degli ambienti familiari, esse apparvero decise a seguire le nuove mode e a vivere non più tanto sotto la protezione dei mariti.
Tra la fine della guerra e gli anni Trenta, si tagliarono i capelli alla maschietta o alla garçonne, come si diceva, e cominciarono a cercarsi attività esterne al mondo privato.
Mariti e padri vissero drammaticamente questi cambiamenti. Più di un giovane marito preferì abbandonare la moglie e tornarsene a casa dai genitori.
Un generale, che aveva visto la moglie e le figlie usare il suo rasoio per acconciarsi alla garçonne, dette le dimissioni dall'esercito e si mise in pensione per vergogna. Fu poi sul punto di suicidarsi.

Con la seconda guerra mondiale (1939-1945), si cambiò profondamente la mentalità generale.
Nell'assenza dei mariti, dei padri e dei figli, le donne riconfermarono le qualità, che già avevano messo in mostra durante il primo conflitto mondiale. Anzi, questa volta, a causa dei gravi sconvolgimenti apportati dalle nuove tecniche belliche, come i bombardamenti sulle città e sulle popolazioni civili, dei rapidi spostamenti degli eserciti, dei capovolgimenti di fronte e di situazioni politiche ed economiche, la società civile dovette affrontare prove durissime.

Le donne seppero accudire alla famiglia, svolgere attività dentro e fuori di casa, accettare privazioni, sofferenze, lutti, tragedie.
Dal 1943 in poi, in vari Paesi europei, dove si sviluppò e si organizzò la lotta popolare di resistenza al nazifascismo, molte di esse parteciparono coraggiosamente ad iniziative politiche e militari rischiosissime. Alcune furono torturate e dettero la vita per la causa della Resistenza.

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