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Poesia di Gabriele D'Annunzio
Il mietitore

Rocco mieteva, mieteva. Passava la falce al piede del grano alto,
con una frequenza uguale di 
colpi come se la stanchezza
non gli vincesse il 
braccio mai.
La terra ardeva sotto; le messi man
davano vampate soffocanti.
Ed egli mieteva, con 
gli occhi abbarbagliati dal lampeggiare continuo
della falce, con le mani che gli pareva volessero scoppiare.
Non finiva mai quel campo: le spighe
ricrescevano appena tagliate. Gli altri mieti tori,
qua e là si trascinavano innanzi taciturni,
senza un canto, senza una parola.

Gabriele D'Annunzio. Nacque a Pescara nel1863. A soli sedici anni pubblicò la sua prima raccolta di versi: Primo vere. La personalità esuberante, la raffinata curiosità culturale e la straordinaria capacità di assimilare altre esperienze letterarie gli consentirono una produzione vastissima di prose e poesie che lo collocano tra i più prolifici letterati del suo tempo. Partecipò per alcuni anni attivamente alla vita pubblica, segnalandosi tra i più accesi sostenitori dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale.
Nel 1919 occupò con i suoi legionari la città di Fiume contro la volontà del governo.

È morto a Gardone nel 1938. Tra le raccolte poetiche ricordiamo: Canto novo (1882), Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi (di' cui segnaliamo il primo libro Maia, e il terzo, Alcyone ). Dei suoi romanzi : Il piacere (1889), Giovanni Episcopo (1892),
L'innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Fuoco (1900).
Fu anche celebrato autore teatrale: La città morta (1898), La gloria (1899) La figlia di Jorio (1904), La fiaccola sotto il moggio (1905), Fedra (1909). Non minore rilevanza hanno alcuni libri di prose autobiografiche. Contemplazione della morte(1912) e Notturno (1921).

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