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Poesia di Vincenzo Padula
Serenata

Quando la rosa il calice odorato
Chiude e dorme col collo in giù piegato,
Il rosignuol che tra le siepi posa
Sfoga col canto il suo tenero duol.
O Giovinetta mia, tu sei la rosa,
Io son l'innamorato rosignuol.
Tu dormi, ed io qui sto
Vegliando, come in ciel veglia ogni stella.
Risvégliati, risvégliati,
Chè le mie pene vo'
Contarti, o Bella.
Vegliano in ciel le stelle, e un firmamento
E il tetto, in cui tu brilli, astro d'argento.
Quanto son care queste case attorno!
Quante memorie ha questa via per me!
Qui fanciullo io solea più volte al giorno
Fare alle braccia, e ruzzolar con te;
Ma quel tempo passò
Come l'aura, che il crin or m'inanella.
Risvégliati, risvégliati,
Chè le mie pene vo'
Contarti, o Bella.
Dal balcon, sotto al quale ora mi assido
Delle rondini tue rapivo il nido,
Ovver con lunga canna in su la sera,
(Te lo rammenti?) io t'involava i fior;
E tu te ne sdegnavi, perchè altera,
O Giovinetta mia, tu fosti ognor;
M'altri fior voglio mò
E cerco il nido d'altra rondinella;
Risvégliati, risvégliati,
Chè le mie pene vo'
Contarti, o Bella.
Tu mi hai rapito con quel tuo bel viso
Dagli occhi il sonno, e dalla bocca il riso,
Quando, quando, o crudel, mi pagherai
Il sonno, che finor perdei per te?
Fa' che io ti dorma in grembo, e tu darai
Alle mie pene la miglior mercè,
E più pago sarò

Se allor mi copri con la tua gonnella.
Risvégliati, risvégliati,
Chè le mie pene vo'
Contarti, o Bella.
Tre fila d'oro, e di corallo eletto
Al niveo collo tuo fanno cerchietto:
Legata a quel di mezzo é l'alma mia,
Che (poverina!) spenzolon vi sta
Qual farfalla aleggiando per la via,
Che il tuo petto divide in due metà.
Ah! perché mai non può
Giungere il bacio mio dove sta quella?
Risvégliati, risvégliati,
Chè le mie pene vo'
Contarti, o Bella.
Svégliati: a che dormir, se dormi sola?
Come devi gelar tra le lenzuola!
Sembri la Luna solitària e mesta
Di nubi bianche dentro un Baldacchin:
O Giovinetta mia, pietà mi desta
Il tuo frigido letto, e il tuo destin.
E come starsen può
Di notte sola sola una donzella?
Risvégliati, risvégliati,
Chè le mie pene vo'
Contarti, o Bella.
Ma il cielo imbianca, ed io men vado.
Addio! Addio, porte e balcon dell'Idol mio!
S'ella non mi ascoltò, domani all'ora
Che svegliasi, deh! ditele per me:
Il tuo amante infelice, o mia signora,
Fu quì stanotte a sospirar per te;
Ma invan pianse, e pregò
Cantando al gelo di notturna stella.
Risvégliati, risvégliati,
Chè le mie pene vo'
Contarti, o Bella.


Acri 27 luglio 1847