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Poesia di Vincenzo Padula
La coccarda

Siamo brave merciajuole,
Vendiam nastri a tre colori:
Chi ne vuole? chi ne vuole?
Accostatevi, o signori;
Noi per tutto, a questi e a quelli
Gridiam liete: Oh! i nastri belli.
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.
Signorina mia bionda,
Presto presto ti marita;
Donna libera é feconda,
Tutt'Italia a ciò t'invita.
Ella ha d'uopo or di novelli
Cittadin' coi nastri belli,
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.
Questo nastro sopra il core
Tu porrai del caro amante:
Talismano è dell'amore,
Chi lo porta è ognor costante:
Del corpetto negli occhielli
Lega a lui quei nastri belli.
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.
E tu, donna, a cui fortuna
A buon tempo un figlio ha dato,
Deh! gl'intreccia sulla cuna
Del fanciullo avventurato;
Gli baleni sui capelli
Lo splendor dei nastri belli.
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.
Libertà così gli copre
Con le penne il bel visino:
A gran sensi ed a grand'opre
Ei si educa da piccino:
Fatto adulto coi fratelli
Pugnerà pei nastri belli.
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.
E tu, vecchio, a cui si piega
Nella fossa il piè già stanco,
La parrucca te ne lega,
Te ne adorna il crine bianco;
Dentro l'ombre degli avelli
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Scendi poi co' nastri belli.
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.
Con sorpresa ti vedranno
Gli avi, ahimè! ch'orbi di spene
Quest'Italia nell'affanno
Già lasciar delle catene.
Ma tu lieto a questi e a quelli
Corri e grida: Oh! i nastri belli!
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.
Sacerdote! una parola:
Quest'è tua, se Dio ti guarda.
Sulla cotta e sulla stola
Quant'è bella la coccarda!
Sul Calvario a' suoi fratelli
Cristo disse: Oh! i nastri belli!
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.
Ora addio. Mercé infinita
Della vostra cortesia.
La Venezia a sè c'invita,
Verso Roma il Ciel ne avvia;
A Merode e ad Antonelli
Grideremo: Oh! i nastri belli!
Chi pei nastri amor non ha,
Non può amar la libertà.

Canzone delle merciajuole
(Acri — 1848)