Poesie di Vincenzo Padula
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 Poesia di Vincenzo Padula
A Teresa 

Che per averla chiamata con altro nome mi
disse: E che? non mi riconosci?

Ti riconosco. Chi una volta il vide
No, non lo scorda quel leggiadro aspetto.
Parte, ma la tua immago gli s'incide
In fondo agli occhi, in fondo all'intelletto;
Ove ch'ei muova, la gli appare e ride
Sotto le forme d'ogni vago obbietto,
E l'accompagna come la speranza,
Che a chi tutto già perse ultima avanza.
Ti riconosco al fremito fuggente
Della serica veste, che risuona
Com'il frullo dell'ala rifulgente,
Che d'un angelo copre la persona;
Ti riconosco alla fragranza, uscente
Da quella di capei negra corona,
Che a te la fronte immacolata vela,
Come la nube, ove il Signor si cela.
Ti riconosco al suon dei piè divini,
Che corron sul tremante pavimento
Siccome due colombi pellegrini,
Come due globi lubrici d'argento;
Ti riconosco quanto t'avvicini,
Al repentino palpito che sento,
A quel solco di luce che tu lassi
Nell'aria aperta, in mezzo a cui trapassi.
Come di te potrei scordarmi? A lago
Traslucido somiglia il cuore mio,
A lago, ch'in sue linfe accoglie il vago
Ordin degli astri, e 'l lume lor natio,
Ma non degli astri, no, bensì l'immago
Di te maggior tra quante opre fe' Dio,
Mi si specchia nel cuore innamorato,
Come l'ombra di Lui sta sul crëato.
O immemor forse parvi a te, se in quella
Che ti rividi, il nome tuo sbagliai?
Ah! tu eri allor così stupenda e bella,
Che tutta la mia vita era ne' rai;
Mi mancò l'intelletto e la favella,
Ed altro che il tuo nome io balbettai.
Ma qual nome è poi tuo? Mortale ingegno
Pensar può un nome, che di te sia degno?
Tutt'i nomi son tuoi; tutt'i più belli,
Onde donna chiamar suolsi tra noi,
Numera a senno tuo vecchi e novelli,
E di lor scegli il più gentil che vuoi.

Scegli, ma sappi che nessun di quelli
Significa il minor de' pregi tuoi:
Tutt'i nomi ha pur Dio; ma è sì sublime
La natura di lui, che niun la esprime.
Addio! Perdona ai versi miei l'ardire,
Ed in una li leggi ora segreta.
Tempo verrà che ti fia vanto il dire:
Io fui lodata da un gentil poeta,
E a me sarà conforto, allor che l'ire
Del ciel la vita mi faran men lieta,
Il dir: di donna sotto le divise
Quaggiù un angel m'apparve e mi sorrise.

Cosenza1845

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