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Sibilla Cumana
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Takuma, takuma!

Takuma, takuma!
Così t'invoca, Sibilla di Cuma,
chi t'ama. Tu conosci i pensieri
che domani penserà, i moti del cuore
che vacillare fanno le sue gambe.
Sibilla, tra queste selve e monti
da cui discende presto la sera
con le sue ombre, egli cerca la tua grotta.
Chino il capo pronuncia la misteriosa
parola, visitando ogni anfratto.
Non sfuggirgli, Sibilla, in dono ti porta

la voce dei fringuelli, le parole del vento,
della luce e dell'acqua, prima che gli uomini
imparassero a modulare la voce in parole.
Non vaticinare il futuro gravido di dolore
se il vento è devastante, se l'acqua inonda
e travolge, se la luce abbaglia e rende ciechi.
Orrendi enigmi scritti su foglie di palma!
Così la Sibilla:- Chiamo a testimoni
il cielo profondamente blu, Vespero
stella della sera che ti vide nascere
e la costellazione della Bilancia.
Come posso aiutarti se il tuo cuore
è alla deriva, non è barca ancorata al molo
su cui, per quanto scateni i suoi venti, Eolo
nulla può. Varchi e fughe ti appronterò,
ma tu non fare storie, esci fuori dalla storia
in umile silenzio con la veste dimessa.
Ti aiuterò a traghettare entro il cunicolo
nebbioso, mostruoso intestino lungo
tortuoso e buio, dove vorticano acque
lamenti e stridor di denti di coloro
che sono chiamati a precipitare nell'Ade -
- Ma perché tu piangi, Sibilla?
Sì, lo so, hai dimenticato di salvare
la tua giovinezza e già intravedi il tuo corpo
sempre più piccolo e consumato come una cicala -
Sul muro dell'enorme antro, lenta una lumaca
avanzava seminando la sua bianca bava.