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Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
Spesso nei meriggi estivi

Spesso nei meriggi estivi il padre

lo mandava, agile fanciullo,

per un litro di vino rosso

o per tabacco per l'alfa fatta

con la cartina inumidita dalle labbra.

Gli spiccioli in mano, lungo il percorso,

più volte ansiosamente ripeteva:

tre Alfa, un sigaro toscano,

due Nazionali e un pacchetto di trinciato.

Sospingeva il vento la sua corsa

per vicoli tortuosi e freschi

dove vecchi sull'uscio pipavano,

parlando ai morti più che ai vivi

e dell'ombra facendo la miglior bevanda.

Sempre meno timorosi, passeri

saltellavano accanto ai loro piedi.

Ora che il tempo era un torrente in fuga,

battevano i ricordi sui loro pensieri.

Al ritorno aspirava l'aroma del tabacco

ma del vino, comprato alla bottega

di Scirè sulla cui porta c'era sempre

la stessa frasca di mirto disfatta

dal vento e dal sole, un sorso lungo

gli scendeva nell'arsa gola

e la strada di allegra capriola stupiva.