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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Scuoletta di campagna

Giorno dopo giorno,
tegola dopo tegola,
la vedo soffrire la scuoletta
di campagna dinanzi a una piccola
radura dove una nidiata di scolari
giocava e mangiava pane e pecorino
con olive. Vicino, una sorgente
d'acqua chiacchierina.
Hanno portato via porte e finestre,
povere maestre inutilmente pregano
di chiudere, invano dicono che non si scrive
sulle pareti. C'è un grande cuore rosso
di fuoco e, sotto, il nome di un bimbo
e l'effigie di un'alunna dalle lunghe
trecce, simile a dama medioevale
che suona una ghironda immaginaria
in attesa del suo cavaliere.
Ora non ci sono occhi e voci
a dar vita a un mondo che non c'è più.
Un cane scodinzolando annusa l'erba
cresciuta attorno, poi all'uscio s'avvicina
e il suo piscio rilascia tranquillo, senza pena.