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Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
Reclusi

Entra di notte senza permessi,
né timbri né firme e limitazioni
sul registro degli ingressi,
la luce della luna dalla finestra
disegnando piccoli quadrati sul pavimento.
La sera, attorno al carcere, il vento
furioso trascina le paure, le fa volare
come foglie morte, accompagnate
dai sospiri silenziosi dei reclusi.
Chiodi piantati nel cervello
forano i loro pensieri, ora il letto
infedele, ora i bambini allo sbando,
ora una vecchia madre malata.
Uno ce n'è che in disparte sembra
ridere. Ma no, singhiozza sul cuscino
silenziosamente!
Gli torna in mente il sogno ricorrente:
una sera d'estate, sotto la candida luna,
si chinò e baciò tutto tremante
la bocca della sua ragazza.