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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Poi venne un uomo

Anima, lo so che la follia sempre
ti ha fatto paura! Chi si mostrava
non conforme alla comune idea
razionale, chi bruciava la sua esistenza
con alcol e droghe, da sempre
ti ha terrorizzata e lo hai tenuto lontano
come non-uomo, codardamente
considerato come feccia d'umanità.
Ma ora considera quanti improponibili
spazi la società razionale previde per loro!
Ti rammenti di Pietro quando quel giorno
ruppe specchi e armadi di casa?
Vennero, lo presero e gli misero una camicia.
Ti rammenti di Carlo? Gli era così cresciuta
nel cuore la pietà religiosa che voleva
imitare il Cristo camminando sulle acque
del lago. Vennero, lo ripescarono
appena in tempo e lo rinchiusero.
Anima, non provarono, né allora né dopo
innumerevoli giorni di sofferenze, a leggere
dentro. Si limitarono ad applicare i protocolli
e fabbricarono il malato, un uomo vuoto,
dimentico di dignità, senza casa né affetti,
suddito in cattività.
Anima, perché non vollero capire i loro
disagi che potevano anche essere temporanei?
Poi venne un uomo a negare il malato
artificiale, a togliere inferriate, a mettere
da parte chiavi e sciogliere lacci, a concepire
spazi più umani in comunità terapeutiche.
Così non vedesti più crani rasati,
ma persone che ricordarono i loro nomi,
ritrovarono un sorriso, indossarono un vestito.
Scardinò quell'uomo l'idea illuministica
dell'istituzione unica, separata dal resto
della società infiocchettata di ragione.

Alla memoria di Franco Basaglia

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