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Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
Val d'Orcia

Ch'io ho veduto tutto il verno prima    

 lo prun mostrarsi rigido e feroce

 poscia portar la rosa in su la cima

(Dante, Paradiso, Canto XIII, 133-135)

Non è alle mie spalle il vento quando

da un angolo di strada provinciale

mi fermo a guardare quelle dune

di terra. All'orizzonte lunghi filari

di cipressi, sotto di me un umile

fragile cipresso, per nulla oppresso

di solitudine, prega il vento di non fargli

troppo male, ama la vita con tanti

fratelli accanto a sé.

Come dolce e serena è su questa piana

gibbosa della Val d'Orcia la sera

che avanza e accende il cuore dei ricordi!

Si chiudono i colori del giorno

nel sonno della notte, galleggiano

nelle nostre stanche pupille le immagini

del quotidiano vivere.

Tutto mi sembra immenso, presente e passato.

Vorrei portare "la rosa in su la cima",

dopo che l'intero inverno della vita

sono stato come "lo prun rigido e feroce".

Ma tutto è un niente, un vuoto in cui

si annega quel che non esiste più:

anche le parole gravi di mio padre,

anche le canzoni rare di mia madre quando

d'estate lavava i panni al pozzo di Lincino.

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