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capra bionda
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Vacanze del ventesimo secolo

La bionda capra camusa
dagli occhi pensosi,
un latte prezioso mi dava
ogni mattina. Il nonno
la mungeva fino a colmare
di spumosa schiuma il secchiello.
Poi, libera, s'allontanava
brucando l'erba fresca di rugiada.
A piccole fette il bianco pane cadeva
nella sbrecciata tazza colma di latte
ancora tiepido di vita.
Solitarie corse lungo i campi
coperti di debbio fino alla provinciale
polverosa, dove in lunga fila
lenti procedevano carri carichi di corbe.
Salti di muriccioli e agili arrampicate
sugli alti carrubi dovevano più tardi,
tra i banchi di scuola, darmi conferma
che l'ontogenesi ripete la filogenesi!
A sera, docile, la capra tornava
e dopo l'abituale mungitura
nella piccola stalla accanto alla casa
ruminando riposava.
La prima oscurità calmava la mia
vivacità, silenzioso alzavo lo sguardo
verso la candida luna, rassicurante
pupilla della quiete della notte,
rotta di tanto in tanto dal lontano
bubolare di un gufo.