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olio
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Una macchia nera

Sprecavi, nonna, un po' di quell'olio
di frantoio così puro per versarlo
nella tazza, dove in piccoli e grandi
cerchi nuotava nell'acqua e tu vi leggevi
il nostro destino.
Che cosa vedevi per me non lo ricordo,
ma so che sorridevi sempre.
Intuivo che il mio cielo si vestiva
d'azzurro, e io allegro sgusciavo
dai felici giorni della fanciullezza.
Sennonché, durante quel rito, un giorno
una mosca vi cadde d'improvviso dentro
e annegò. Tu cambiasti umore
e non volesti aggiungere altro.
Una mosca, una macchia nera tra il verde
dell'olio e il bianco della ceramica.
La vidi anch'io con raccapriccio.
E' una macchia che mi porto ancora
dentro, come un marchio dell'anima,
anche se non so decifrarne il senso.
Ma sapessi, nonna, come pesa!
E come è vero quel che dicevi allora
e quel che ci tacevi. Anch'io ora
so leggere i destini, quando mi attardo
tra i filari dei pini, quando lo sguardo
alzo verso il cielo e vedo le nubi
volare basso sui carrubi che rubarono
la mia infanzia, quando un fiore declina
il capo sul suo stelo. Non mi è difficile
giudicare vano vuoto evaporabile
ciò che un tempo ritenevo irrinunciabile.