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Giove Anxur
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Terracina

Ombra vagante, lontano passato
è il ricordo della tua inclita fama!
Venni a visitarti, Giove Anxur,
divino fanciullo: il tuo tempio ora
non conta più le sue ferite incise
sulla pietra dal tempo e dai venti.
Soffri, te ne lamenti con gli altri dei
che ti fanno corona?
Ma non ti accorgi che la città ha altro
da fare? Nessuno alza gli occhi a rimirarti.
Tanto si sa che tu e la tua cricca siete inesistenti!
Vuoi dirmi che lungo gli aspri sentieri
in processione, famiglie devote, vecchi
e giovani, venivano a invocarti, a lasciare
le loro offerte, a chiedere grazie e comprare
simulacri da portare nelle proprie case?
Che ne è di tutto questo? Perché non rispondi?
Manda come solevi fare nei tempi antichi
un tonante segno della tua presenza e potenza.
Ma già vedo che non è possibile: il cielo
è tutto azzurro, come il mare che s'apre all'orizzonte
nella sua immensità e così piccolo e insignificante
mi fa sentire. Scusami comunque, Giove,
se ti ho recato offesa, dopo tutto sicuro non sono
che non esisti. Qualcuno me l'avrà pure detto!