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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Strade del mio paese


Se il primo stormo di rondini
d'improvviso sorvola la piazza
e d'allegro stridio riempie
il silenzio del meriggio
la vita riprende come per incanto.
Le piste d'aria tracciate
dagli uccelli sfiorano
i tetti delle case,le chiuse grate
dietro cui scontano la pena
avanzi di umanità che sciolgono
nell'ansia l'ardente brama di libertà.
Vinte anime smarrite
che più tardi imparai a conoscere
dividendo con voi le poche ore
assegnatemi ad insegnare
numeri e parole.
Vestite d'organza e cotonina
vestite di nulla come farfalle
belle sorelle svolazzanti
per mille giri attorno
alla piccola piazza con Dina
e Pina e la dolce toscanina,
pronte eravate a rompere
i delicati equilibri dei cuori
vicini all'adolescenza.
Effimera dolcezza gemmava
nell'aria di primavera
un paradiso di odori e miti rumori
aleggiava lungo la strada
che accoglieva la fiera di maggio.
Dal balcone della scuola allegri
i fanciulli salutavano con la mano
i primi arrivi e già dal secondo
mattino non restava spazio alcuno.
La folla cresceva con la sera,
tra un luccichio di luci e suoni
bella mostra facevano le ceramiche
di Caltagirone,i fischietti,gli arnesi
da cucina di terracotta.
Nell'aria galleggiava
un odore denso e amabile
di fanciullezza e spensieratezza.
Privo del più piccolo degli spiccioli,
mi immaginavo seduto in silenzio
su una arenaria battuta dalle onde
incostanti del mare da cui
amavo guardare quello spettacolo.
Naufragio della memoria:
se torno a rivedere quei luoghi
appena miseri viottoli
quelle strade così larghe
che da bambino mi hanno visto
con la trottola di legno segnata
da infiniti buchi di sconfitte
o con le monete del re Vittorio
battute sul muretto.
Mi accorgo che lo scirocco
che cola tra i capelli sulla fronte
ha spazzato le vie d'ogni ricordo,
tracce labili sulla dorata e rosata
pietra mielata dei palazzi
antichi di principi e baroni,
ha cucito i lenti giorni di un tempo
che non torna indietro,fluito
come l'acqua del fiume eracliteo.
Vi riconosco piccoli amici d'infanzia
e soprattutto te su cui cominciava
a fiorire la luna gibbosa
che lentamente deformava
il profilo delle tue spalle,
i tuoi passi si chiusero a lungo
nella tua casa sigillando per sempre
le tue storie d'incantesimi e magie.

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