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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Scende la sera

Scende la sera dai monti d'Abruzzo
dopo che l'ultimo raggio di sole
tra le nubi muore: si diffonde acre
un odore di fieno nell'aria abbrunita,
il cielo le fulgide stelle della notte
attende. Me ne vado in silenzio
lungo il sentiero delle lunghe
e vuote ombre, lievemente le chiome
al vento affidano gli alberi, io le mie tante
stagioni impollinate che hanno frutti
di nostalgie senza più fiori.
Hanno condotto negli stazzi le greggi
i pastori e già tacciono gli ultimi
cori delle rondini che turbini
hanno inciso lungamente nell'azzurro.
Quanto somiglianti sono questi
tetti crollati a quelli della mia terra
chiusi dai muri a secco, colmi di solitudine.
Dove erano stanze ora crescono
l'edera, l'ortica e il fico selvatico, misere
macerie, dimenticate tombe. Riarsi di calura
la serpe nascondono e il nido del piccione
che nel suo piccolo mannello di grano dorme.
Tra quelle case canti salirono e speranze ardenti,
ora scendono fulmini e inarrestabili schianti.