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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Quattro case

Sotto i tetti rovinati del borgo
antico su cui a sera
brillanti scendevano le stelle,
le travi, che voraci tarli
a tutte le ore tramutano in cipria,
sono pronte a cedere se solo
s'addensano a far peso
altri rovi nati a primavera
a murare invano muschiosi muri.
Dolce indugio è rievocare
le tante rissa e risa che tra albe
e tramonti videro queste
quattro case la sera crudelmente
lasciate a consumarsi senza
neppure i rari lumi d'allora.
Spente sono le voci sulla pietra,
solo lieve un brusio si leva
tra i carrubi che il vento muove.
Quel grumo di casupole
mi riporta acute immagini di giorni
felici, ora che diroccati sono
sogni e speranze.