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Paul Verlaine1
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Omaggio a Verlaine

Per via Scinà in borgo vecchio di Palermo
si andava fino a metà, poi una stradina
a destra portava al collegio delle suore.
Sfumati ricordi, rigagnoli di memoria,
sottratti al nulla dell'esistere.
Eppure dopo così tanti anni, sento ancora
sul mio volto il caldo abbraccio di suor Albina
con la lunga corona ai fianchi e al petto
il crocifisso. Ma che dispetto
quella bimba davanti a tutti noi in posa
col triciclo e il bianco fiocco in testa!
Cupo, attesi il lampo, poi grugnito
corsi dentro e più non volli uscire.
Adolescente l'immaginavo cresciuta
e la pensavo con pudore e con angoscia.
Era per me come avere l'anima rapita
tra il tempo del sacro e del profano.
Compresi l'esplosione dei contrasti
quando a lungo lessi i versi di Verlaine,
mistico e fiore proibito di canaglia.
Solo lui, prima che la fatale polmonite
lo portasse via,
sapeva con assoluta levità passare dal bel culo
sodo e imperiale di una puttana
alla dolce voce dell'arcangelo Gabriele
che annunciava all'umile Maria
la nascita del Messia.