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monte pellegrino
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Notte

Notte, sorella della morte,
che oscurando vai la mia infanzia
così dolorosamente ricapitolata.
Nostalgia del sasso di Monte Pellegrino
che il vento e l'acqua lucidarono di bianco,
nostalgia delle tre casettine di Rio Bo
che accesero la mia fantasia,
nostalgia della tenera immagine di piccoli
amici che la vita ha sparpagliato tra le vie
del mondo e i marmi di camposanti.
Notte che spegni tutti gli orizzonti,
che raccogli in uno scrigno paure
e lacrime di tutti i bimbi.
Notte dormiente che nella solitaria
campagna ti sveglia solo il latrare dei cani,
notte senza luna che hai ingoiato ogni bagliore
e hai messo in catene nei tuoi infiniti
sotterranei la luce dell'universo.
Notte di silenzio indori ogni paesaggio,
tu che sorgi da tutti i frammenti
di oscurità raccolti nel tuo viaggio.
Notte, sposa mai tradita dal giorno,
che come balsamo scendi nei cuori a lenire
ansie e dolori, che accresci a dismisura
gli affanni delle quotidiane ore o che
schiarisci incertezze e dubbi e infondi
coraggio all'azione. Notte t'attendo con speranza.
Hai raccolto in te ogni invocazione
dei morenti, i lamenti dei sofferenti, tutti
i profumi dei fiori sulla terra esistenti,
tutte le maleodoranti brutture dei rifiuti umani.
Notte, oblio finale della vita, che cali
sulle palpebre e le richiudi con lieve soffio delle tue ali.
Notte, sorella della morte, in quale luogo
hai sepolto la mia felice infanzia?