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mandorlo fiorito

Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
La vigna di Curiano

Splendente orbita lunare, traversi
un cielo di cobalto e guardinghi furtivi
notturni animali contempli, pronti
alla caccia penetrati da forze elargite
dalla natura, misurate, disuguali.
Dalla vigna di Curiano,
lungo strade sterrate diserbate, scendeva
il vecchio col carro carico di gerle
colme di frutta e ortaggi.
Dietro i muri a secco, rovi si affollavano
attorno alle piante in prima fila.
Un saluto silenzioso con la mano destra
che toccava la visiera della coppola, un leggero
schiocco di frusta nell'aria tiepida della sera
autunnale e finalmente la provinciale,
più agevole, che portava a casa. Scintillavano
gli zoccoli del mulo sul selciato, stelle
si perdevano nella semioscurità.
Nelle gerle di viburno melanzane viola
chiacchieravano con rossi pomodori,
ma l'uva e i fichi ad ogni scossone del carro
si lamentavano. I fichi di più: erano già pronti,
aperti in testa con un sorriso che aveva
ammaliato api e uccelli fino a qualche ora prima.
Ancora gocce di miele fuoriuscivano e bagnavano
di umore dolcissimo i grappoli di uva.
Il vecchio, quasi udendo quel conversare,
stendeva di tanto in tanto la sua mano ora
su questa ora su quella gerla per rassicurare.
Pensava al miracolo della natura che ogni anno
puntualmente si ripeteva.
In prossimità della casa di Lincino, sentiva
il profumo della menta e del timo e, come
uscita dal nulla, la gatta con un nugolo di gattini
festeggiava il suo arrivo con miagolii
che persino le stelle commuovevano.
Cose arcane per il vecchio che amava vedere
il mondo con gli occhi di poeta: il grande
albero di mandorlo col tronco aspro e scaglioso,
piantato dal bisnonno, tra la casa e il boschetto
di fichidindia, era per lui il simbolo della continuità
della vita e della presenza del mistero.