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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
L'ultima primavera


Ancor mi nuoce il rimpianto
d'aver rinviato il nostro incontro
di abituale conversare la mattina
primaverile dell'anno in cui ci lasciasti.
Dell'ultima primavera vivo è il ricordo,
più volte si posò il nostro sguardo sui rami
che partorivano le prime gemme,
mentre gialleggiando tra il verde dei campi
la mimosa il cielo salutava nebuloso.
Già negli affetti ferita,era la tua vita
simile a questo piagato tronco
d'ulivo del mio giardino.
Un lungo corteo di morti
-dicevi-ciascuno si porta dentro,
ombre familiari,amiche,infinitamente
più numerose dei vivi. Dall'opposta
riva,insieme più forti complottano
sul nostro presente,sui nostri pensieri,
quando,giungendo l'età in cui il metronomo
rallenta,non si riesce a stare
come dicono i giovani al passo
coi tempi.Ricoperta di ruggine
la sincronizzazione tra il dentro e il fuori,
viene meno della vita il senso.
Rammento che rispondevo alla tua
tristezza: vigila meglio lo scorrere del tempo
il vecchio,non se ne fa travolgere,
la sua anima non schiacciano
gli automatismi di meccaniche forme.
Dal dissidio interno più che dall'esterno
nasce la tragicità,mentre ad uno ad uno
si staccano come ruvida scorza secca
d'albero i nostri anni.
Quando il vento schiuderà i petali
a nuova primavera,avranno luce
ancora i nostri occhi?