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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
L'anfora


Quel piccolo frammento,emerso
dalle cerulee acque di Mozia,tra i miei libri
sogna d'essere come un tempo anfora
di fenicia o di greca fattura.Portavi forse
il vino o il miele del tuo regale padrone,
forse i profumi che una vergine fanciulla
offriva a Venere o soltanto,soavi inganni,
amari ricordi rinchiusi come gelide perle.
Versarvi vorrei la mia malinconia e ai piedi
di un ulivo posarla nel profondo silenzio
della notte acquosa che tra le nubi
ha dimenticato le sue stelle.Smemorata notte
non piangere,lo sappiamo solo io e te
ciò che è stato e che non tornerà mai più:
gli dei non ci sono stati amici e hanno
lasciato cadere il fuggitivo incanto.
Sospirò la notte e l'inquieta sua ombra
coprì e terra e mare come un nero manto.