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Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
Il fanciullo

E tutta questa infanzia che ebbi,
ancora mi risuona nel cuore
come gioia e malinconia.
Portava barchette di carta
il fiume della vita, l'occhio
le seguiva finché tra le pietre
s'incagliavano e l'acqua non scorreva più.
L'infanzia è il minimo e l'intero della vita.
Non ha il fanciullo pensiero di pensare
e scorrono le sue giornate immerse
nella realtà reale: tutto quel che vede
e sente gli appartiene.
Percepire è vivere. Il mondo è suo,
lo mangia con la bocca, con gli occhi,
con il tatto.
E il cuore? Il cuore è puro, semplice!
Coloro che vollero allontanare
i fanciulli furono ammoniti dal Maestro:
-" Lasciateli, e rammentate di imitarli
se volete essere accolti nel Regno dei Cieli"-
E' come se il Maestro avesse voluto dire
che è necessario essere un "nulla"
come un fanciullo, il quale se ama,
ama e basta, senza sapere perché ama,
senza gli orpelli della ragione.
A lui non occorre neppure la fede:
questa serve quando si incomincia
a infiocchettare il reale con il pensiero.
Sta il fanciullo al di qua di ragione e fede.
Che resta, allora, al poeta se il "fanciullino"
che si porta dentro non ha più voce?