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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Il dolore

Non c'è melodia di usignolo
che possa ascendere al gradimento
dell'aquila nel suo superbo volo
solitario tra le cime dei monti.
Le penne del suo petto carenato
il vento scuote appena, poi sulla preda
schizza nell'aereo tuffo col potente
rostro a sussurrare la morte. Freme
la carne del coniglio tra gli artigli
che trafiggono come spiedi d'acciaio.
S'era installato in un angolo della parete,
accanto al letto della bimba, il geco
piatto largo e verrucoso. Un grido
delle donne, quindi la caccia, la lotta.
Ora giace a terra, il ventre chiaro in su
e pare così piccolo, palpita ancora,
finché qualcuno gli schiaccia la testa.
Dovunque l'aria pesa, dovunque
c'è respiro dell'uomo, nei più remoti
angoli della terra, aiuola che tanto
ci rende falsi e feroci, non c'è istante
che non diamo e non riceviamo dolore,
non c'è istante che l'odio non faccia
correre a fiumi il sangue. Stragi
che gli uomini commettono o disastri
immensi che la natura infligge.
Rimani dolore della vita, vieni a visitarci
morte quando vuoi, ma se puoi cambia
in azzurro, come il cielo e le acque
del mare, il rosso acceso dell'enorme
onda sanguigna che il mondo inonda.